sabato 4 gennaio 2014

ONTOLOGIA DEL SUONO-SABDA



Genesi del suono-sabda

In principio esisteva solo l’oscurità del pradhana, l'energia materiale non manifestata. Poi quando venne agitata dal potente sguardo del Signore Vishnu nella forma dell’energia del tempo (kala-shakti), si manifestò lo stato chiamato mahat (sostanza primordiale). A poco a poco furono generati i seguenti elementi: ahankara (falso ego), manah (mente) e buddhi (l'intelligenza), tan matras (oggetti dei sensi) e panca bhuta (i cinque elementi materiali grossolani). Essi insieme formano il karana-sagara l’oceano causale. Il Signore poi si espanse entrando nell'oceano causale. Dal suo corpo fuoriuscirono i semi di milioni di universi. Il Signore poi si espanse entrando e sdraiandosi all'interno di ogni singolo universo. Nel suo lago ombelicale si genero un piccolo seme trascendentale, che si trasformò in un fiore di loto che conteneva tutti i sistemi planetari. All'interno di quel loto il primo essere creato, Brahma apparve. Egli era perplesso sulla sua origine e il suo destino, ma improvvisamente tutto attorno risuonarono due sillabe: ta-pa (compi austerità). Così iniziato dal Signore Supremo, Brahma compì severe austerità e venne ricompensato con la saggezza Vedica necessaria per il compimento della creazione secondaria. Il primo essere che apparve da Brahma fu pranava, il suono trascendentale omkara (om). E dal pranava (om) si manifestarono tutti i suoni dell'alfabeto.

Il suono nel corpo umano

In accordo alla scienza fonetica tradizionale (siksaa), il sé (atma) formula le intenzioni per mezzo dell’intelligenza (buddhi) e ispira la mente (mana) a parlare. Gli impulsi mentali stimolano il fuoco all’interno del corpo (kayagni) che a sua volta mette in moto il respiro (maruta) che inizia a muoversi nel petto, generando un ronzio (mandra) che si dirigerà nel palato fino alla sommità del capo, rimbalzando da li alla bocca producendo suoni articolati come le vocali e le consonanti.
Il suono (sabda) è considerato nella letteratura vedica come il più importante principio di esistenza, in quanto è sia la fonte della materia che la chiave per liberarsi da essa. Colui che può capire a fondo la natura del suono spiegata nei testi vedici può utilizzare questa scienza per liberarsi dalla schiavitù materiale.

Coloro che volessero intraprendere una seria ricerca sulla natura del "suono" nei suoi quattro livelli, dovrebbero prima comprenderne la definizione attraverso lo studio delle scritture. Nel Bhagavatam (3.26.33) ad esempio, troviamo una  interessante descrizione a riguardo del suono (sabda):

arthashrayatvam shabdasya
drashtur lingatvam eva ca
tan-matratvam ca nabhaso
lakshanam kavayo viduh


"I saggi che possiedono la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che esprime l'idea di un oggetto, indica la presenza di una fonte eloquente invisibile ai nostri occhi, e costituisce la forma sottile dell’etere".

 Questa definizione, indicata dal Bhagavatam, è molto interessante in quanto si differenzia completamente dal punto di vista occidentale e dalla moderna definizione di suono.

In primo luogo, coloro che posseggono la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che dà l'idea di un oggetto. Il suono non è solo una vibrazione creata dalla interazione di due oggetti. Il suono è ciò che dà l'idea di un oggetto. La parola esatta utilizzata in questo contesto è "artha-ashraya" o "il ricettacolo del significato". Nella concezione Vedica le aksharas (lettere) vengono definite bija, o semi di esistenza. Il suono udibile viene suddiviso nelle 50 lettere  dell’alfabeto Sanscrito a partire da "a" fino a "ksha". Per questo l'alfabeto viene chiamato "akshara", che letteralmente significa "infallibile" o "supremo". Akshara è anche sinonimo del Pranava (Om), la somma di tutte le sillabe e fonte di tutti gli inni vedici. Ciò è confermato nella Bhagavad Gita (3.15):

karma brahmodbhavam viddhi
brahmakshara-samudbhavam
tasmat sarva-gatam brahma
nityam yajne pratisthitam



"I doveri prescritti sono stabiliti dai Veda e i Veda sono direttamente manifestati dall’akshara, la sacra sillaba Om, manifestazione sonora dell’Supremo.  Di conseguenza la Trascendenza onnipervadente (Pranava o la sacra sillaba Om) è eternamente situata negli atti di sacrificio."

Il Karma, o dovere prescritto, è manifestato dai Veda. Ma il karma non è una manifestazione diretta poiché esso è materiale, mentre i Veda sono spirituali. E per questa ragione viene indicato con la parola udbhavam. D'altra parte, la manifestazione dei Veda del “Pranava (Om)” è diretta, e quindi la parola usata per descriverla è sam-udbhavam “direttamente generata” e non solo udbhavam.

Nei Tantra le aksharas sono ricondotte al loro livello di origine materiale, che è una particolare divinità di Shakti. Ognuno dei suoi stadi di manifestazione è una fase nella evoluzione dell'universo. Così le aksharas sono suono nello stato di potenza, costituzionalmente collegate a oggetti come suono (shabda) e al suo significato (artha).

Questo è interessante in quanto opera una distinzione tra suono e rumore. Il rumore, in quanto distinto dal suono, non è l'artha-ashraya, o il ricettacolo del significato.

Sri Baladeva Vidyabhusana nel suo commento al Vedanta Sutra 1.3.28 dice che la creazione di tutti gli esseri viventi avviene attraverso il ricordo delle loro forme e caratteristiche da parte di Brahma mentre recita le parole corrispondenti. Da questo possiamo cominciare a capire la potenza del suono e del suo intimo significato.


Il secondo aspetto della definizione di suono da parte del Bhagavatam, che è unico rispetto al pensiero moderno, è che il suono viene definito come "ciò che indica la presenza di una fonte eloquente, un oratore". Così il suono è un prodotto della coscienza. In questo senso, il suono è a volte indicato nell'insieme dei testi vedici come vak, o discorso.

Nel sistema Tantra viene accettata la teoria  espressa nel purva mimamsaka sull’eternità di sabda (suono) e artha (significato). Nei Tanta si afferma inoltre che sabda e artha sono l'incarnazione di Shiva e Shakti nella forma dell'universo stesso. Essi indicano la loro fonte originale come shabdàrtha-brahman, e non semplicemente shabda-brahman. Perché, quella è la fonte sia degli oggetti che della loro descrizione. Le parole e il loro significato - ciò che denotano nel mondo oggettivo - sono la varietà delle manifestazioni di Shakti.

Come il suono ha la stessa natura dei varna (sillabe) che lo compongono, ugualmente i Tantra affermano che la forza creatrice dell'universo risiede in tutte le lettere dell'alfabeto. Le diverse lettere simboleggiano le diverse funzioni di questa forza creatrice, e la loro totalità è definita come matrika o la "madre sostanziale".

Così i Tantra ritengono i mantra non solo come una mera combinazione di suoni bizzarri, ma come la forma sottile della divinità che li presiede, e il vero scopo della meditazione attraverso il mantra è quello di comunicare con la divinità di quel particolare mantra.

Proprio come un sankalpa - un pensiero al suo stato di purezza - deve passare attraverso diverse fasi prima che effettivamente si manifesti come forza creativa concreta, il suono di un particolare mantra deve anche esso passare attraverso diverse fasi prima di venire pienamente assorbito e realizzato attraverso un ascolto appropriato. Queste fasi sono definite come para, pashyantì, madhyama e vaikhari.

Ogni livello di suono corrisponde ad un livello di esistenza, e la propria esperienza del suono dipende dalla raffinatezza e purezza della propria coscienza.

Ci vuole una coscienza altamente realizzata per sperimentare l'intera gamma di suoni, la gamma completa di esistenza.

Le tre forme superiori di shabda sono descritte nel Rig Veda come nascoste nel "guha", o all’interno del sé, mentre il quarto è il suono o discorso manifestato all’esterno, noto come laukika bhasha.

Questi quattro livelli di suono corrispondono a quattro stati di coscienza. Para rappresenta la coscienza trascendentale. Pashyantì rappresenta la coscienza intellettuale. Madhyama rappresenta la coscienza mentale. E vaikhari rappresenta la coscienza fisica. Questi stati di coscienza corrispondono ai quattro stati conosciuti tecnicamente come jagrat, svapna, susupti e turiya - o lo stato di veglia, lo stato di sogno, lo stato senza sogni, e lo stato trascendentale.

Shabda-brahman nella sua natura assoluta è chiamato para. Nella manifestazione, la forma sottile è sempre all’origine della forma grossolana, quindi è dal para-vak che provengono le altre tre forme del suono.

Anche se la manifestazione del suono inizia dal para-vak per giungere al vaikhari-vak (dal sottile al grossolano), inizieremo a spiegare queste fasi da vaikhari-vak, poichè quello è il suono di cui tutti noi abbiamo esperienza diretta.

Vaikhari-vak è il livello più grossolano di ciò che esce in forma vibratoria attraverso la bocca, e lo si percepisce con i sensi esterni. Quando il suono è emesso attraverso la bocca nella forma di sillabe viene chiamato vaikhari.

Madhyama-vak viene definito come stadio intermedio non espresso del suono, ed è collocato nella sede del cuore. La parola madhyamà significa "in mezzo" o "al centro". Il suono mediano si situa tra gli stadi di susupti e jagrat. Madhyama-vak viene definito come discorso mentale, non è un discorso udibile all’esterno. E' a questo livello che normalmente sperimentiamo ciò che pensiamo. Alcuni sostengono che il pensiero vigile sia situato ancora a livello di vaikhari.

Nel processo della manifestazione, dopo che il suono ha raggiunto la forma di pashyantì-vak, procede oltre, fino al cuore, dove a contatto con l'intelligenza discriminante, e le sillabe a, ka, cha, tha, ta, ecc si manifesta in forma vibratoria nada rupa madhyama-vak. Solo chi è dotato di intelligenza discriminante lo potrà udire.

Al livello di madhyama e vaikhari, vi è una distinzione tra il suono e l'oggetto. L'oggetto viene percepito come diverso dal suono, e il suono è collegato ad un oggetto principalmente per convenzione.

Pashyantì-vak è il secondo livello del suono, ed è meno sottile di para-vak. Pashyantì in sanscrito significa "ciò che può essere visto o visualizzato".

Nella fase Pashyantì il suono possiede qualità come il colore e la forma. Gli yogi che hanno sviluppato la visione interiore sono in grado di percepire queste qualità nel suono. In questa fase non esistono differenze tra vari linguaggi, in quanto questo suono è intuitivo ed è situato al di là di concetti rigidamente definiti. Nella fase di pashyantì-vak, la vibrazione sonora è intuitivamente connessa all'oggetto. C’è unicità, stretta connessione tra l’espressione sonora e l'esperienza descritta.

Pashyantì-vak è il modo più raffinato dell’espressione sonora. La sede di pashyantì è nell'ombelico, nel chakra manipura. Quando il suono sale nell’ombellico sospinto dall'aria del corpo in forma vibratoria senza particolari sillabe (varna), ma connesso con la mente, è conosciuto come pashyantì-vak.

Para-vak è il suono trascendente. Para significa il più elevato o il più distante, e in questo contesto indica che il suono è oltre la percezione dei sensi.

Para-vak è anche conosciuto come "rava-shabda" - una condizione non vibratoria del suono oltre la portata della mente e dell'intelligenza (avyakta), realizzabile solo da anime molto elevate.

Nello stadio di para-vak non vi è distinzione tra l'oggetto e il suono. Il suono contiene in sé tutte le qualità dell'oggetto.

In termini di cosmologia universale, vaikhari, madhyama e pashyantì corrispondono rispettivamente a Bhuh, Bhuvah e Svah. Il para-shabda corrisponde in ultima analisi, al tri-pada-vibhuti del Signore.

All'interno di pashyantì-vak risiede iccha-shakti, o la forza di volontà. All'interno del madhyama-vak risiede jnana-shakti o il potere della conoscenza. E all'interno del vaikhari-vak risiede kriya-shakti, o il potere dell’azione.

Il pranava, o la sillaba "Om", è la rappresentazione completa delle quattro fasi del suono e le loro controparti esistenziali. Le realtà esistenziali sono quella fisica (sthula), che è collegata al vaikhari- shabda, quella sottile (sukshma), che è collegata al madhyama-shabda, quella causale (karana), che è collegata con la pashyantì-shabda, e quella trascendentale (para) collegata al para-shabda. In oltre queste quattro realtà esistenziali corrispondono ai quattro stati di coscienza.

Lo sthula-sarira, o corpo fisico, opera nello stato di jagrat (stato di veglia). È in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che il vaikhari-vak si manifesta.

Il sukshma-sarira, corpo sottile o psichico, opera nello stato di svapna. È in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che madhyama-vak si manifesta.

Il karana-sarira, o corpo causale, opera nello stato di susupti, o sonno profondo. È in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che pashyantì-vak si manifesta.

Il para-vak si manifesta attraverso il quarto stato di coscienza, conosciuto come turiya o trascendentale.

La sacra sillaba "om" si compone di tre matras, "a", "u", e "m". Questi tre matras corrispondono rispettivamente a Bhuh , Bhuvah e Svah; jagrat, svapna e susupti; sukshma, sthula e karana e vaikhari, madhyama e pashyantì. Oltre a queste tre matras, il pranava ("aum") è composto anche di un quarto componente, vale a dire l' a-matra o anahata-dhvani - il suono senza sillabe o non prodotto dalla interazione di due oggetti fra di loro. Per la nostra comprensione pratica, questo a-matra corrisponde al rumore di fondo che permane dopo la recita della sillaba "Om". L'a-matra rappresenta la trascendenza, o turiya, il para-vak.

Così la sillaba “Om” contiene tutti gli elementi dell’esistenza. E' la riserva di tutte le energie del Supremo, e per questo motivo il Signore Krishna dichiara nella Gita:

om ity ekaksharam brahma

"La singola sillaba Om è la suprema combinazione di lettere."

Il Signore afferma anche:

yad aksharam veda-vido vadanti

"Coloro che conoscono i Veda recitano l’Om (akshara)."

Perché fanno questo? Perché la sillaba Om è il Signore Supremo stesso e la potenza di tutti i mantra vedici:

pranava sarva vedeshu

"Io mi manifesto all’interno di tutti i Veda, come la sacra sillaba Om".

Sri Chaitanya Mahaprabhu à stabilito il pranava come il maha-vakya dei Veda, perchè al suo interno risiedono tutti gli inni Vedici e (shabda). Il mondo stesso è una manifestazione di questa sillaba. Essa è la rappresentazione sonora della Verità Assoluta.

Vak non è una manifestazione della natura materiale, il Vedanta sutra 2.4.4 afferma quanto segue:

tat-purvakatvad vacah

Questo indica che vak esisteva prima del pradhana. Il pradhana è la radice della manifestazione cosmica materiale - le tre qualità non differenziate in equilibrio assoluto. Ma ancor prima esisteva il vak. Così il vak è non-materiale.

Per questo motivo troviamo nel Vedanta Sutra la seguente dichiarazione:

anavriti shabdat

"Liberazione attraverso il suono"

Dal momento che il suono è la fonte non materiale della manifestazione materiale, è la chiave con cui possiamo liberarci dalla schiavitù materiale. E' il collegamento sottile tra la materia e lo spirito.

Chi volesse approfondire questi concetti può fare riferimento alla Nada-bindu Upanishad, Bhartrihari's Vakyapadadiya, Prashna Upanishad, Mundaka Upanishad, Mandukya Upanishad, Maitri Upanishad e alla Katha Upanishad, così come per i concetti di shabda, vak, matrika, hiranyagarbha, i quattro stati di coscienza, ecc, si può far riferimento ai Tantra e a tutte le Upanishad. Si dovrebbe sapere che nello studio dei testi Vedici generalmente non sarà possibile trovare un libro solo che sia esaustivo su di un argomento in particolare (ad esempio "vaikhari" o altro) si dovranno consultare diverse fonti per assimilare una serie di concetti, a volte apparentemente divergenti. Questi concetti dovranno poi essere armonizzati nel loro insieme. Ciò costituisce la meditazione e il sacrificio dello svadhyaya yajna.

Per coloro che hanno assimilato questi argomenti, troveranno informazioni dettagliate molto utili all’interno di nove versi dello Srimad Bhagavatam a partire dal 11.2.35 fino al 11.2.43. Per esempio, nei versi 38 e 40 è contenuta una spiegazione completa del suono nei suoi quattro differenti livelli e il  loro processo di manifestazione. Sarà comunque necessario un adeguato addestramento per coglierne il significato profondo, poichè questi argomenti sono discussi in maniera esoterica e confidenziale.

Quando troviamo parole come pranah, manasa, sparsha-rupinah e chandah-mayah come nei versetti 38 e 39, dobbiamo comprendere immediatamente la loro natura indiretta ed esoterica, quindi sarà necessario poi dedurre il significato diretto di tali discussioni. Dobbiamo imparare il codice trascendentale dei Veda. In realtà nello Srimad Bhagavatam viene spiegato tutto, ma poiché in generale non possediamo la visione necessaria e corretta per capire tali discussioni indirette ed esoteriche, necessitiamo di fare riferimento ad altre scritture più dirette. Perciò i commentari degli Acharya ci potranno aiutare a capire meglio questi argomenti.


La scienza del suono, shabda-vijnana, come è spiegata nei versetti sopra citati del Bhagavatam, viene anche sommariamente spiegata nel testo Pancharatrik conosciuto come Lakshmi-tantra:

mulam adharam arabhya dvistkantam upeyusi
udita aneka sahasra surya vahnindu sannibha
cakravat punar adharat santa pasyatha madhyama
vaikhari sthanam asadhya tatrasta sthanavartini
varnanam jananim bhutva bhogya prasnoumi gouriva


"Situato nella zona a partire dal muladhara fino alla posizione di dvistkanta splendendo come milioni di soli, fuochi e lune, roteando come il globo dell’adhara, sorge il suono conosciuto come santa, pashyati, madhyama. Raggiunta la posizione di vaikhari, si situa in otto luoghi, vale a dire, la gola, la lingua ecc. Essendo la madre di tutti i suoni io elargisco felicità e soddisfazione proprio come fa una mucca".

venerdì 3 gennaio 2014

SABDA NEI TESTI VEDICI



 Srimad Bhagavatam 3.26.33

arthashrayatvam shabdasya
drashtur lingatvam eva ca
tan-matratvam ca nabhaso
lakshanam kavayo viduh

"I saggi che possiedono la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che esprime l'idea di un oggetto, indica la presenza di una fonte eloquente invisibile ai nostri occhi, e costituisce la forma sottile dell’etere".

Srimad Bhagavatam 2.5 26-29

nabhaso tha vikurvanad_abhut sparsa-guno nilah
paranvayac chabdavams ca_prana ojah saho balam

vayor api vikurvanat_kala-karma-svabhavatah
udapadyata tejo vai_rupavat sparsa-sabdavat

tejasas tu vikurvanad_asid ambho rasatmakam
rupavat sparsavac cambio_ghosavac ca paranvayat

visesas tu vikurvanad_ambhaso gandhavan abhu
paranvayad rasa-sparsa-sabda-rupa-gunanvitah

TRADUZIONE
La trasformazione dell’etere genera l’aria, accompagnata dal senso del tatto e dalle qualità  proprie degli  elementi  che  l’hanno generata,  cioè   il  suono e  le condizioni fondamentali della vita: la percezione sensoriale, le facoltà psichiche e la forza fisica. L’aria si trasforma a sua volta, per effetto del tempo e della natura, e genera il fuoco dotato di forma, accompagnato dal senso del tatto e del suono. Poi il fuoco si trasforma e manifesta l’acqua, che e’ liquida e dotata di sapore. Come gli elementi che l’hanno preceduta, essa e’ dotata di forma, di tatto e di suono. L’acqua, infine, genera tutta la varietà sulla terra, con i suoi odori e, naturalmente, il gusto, il tatto, il suono e la forma.

SPIEGAZIONE
L’intero   processo   della   creazione   evolve   progressivamente   sviluppandosi   da   un  elemento all’altro fino a produrre la varietà sulla terra con gli alberi, le piante, le montagne, i fiumi, i rettili,   i volatili,   gli   animali   e   le   razze   umane.   L’evoluzione   vale   anche   per   la   percezione sensoriale: il suono genera il senso del tatto, questo manifesta la forma, e così via. Anche il gusto e l’odorato derivano dallo sviluppo graduale dell’etere, dell’aria, del fuoco, dell’acqua e della terra. Ognuno di essi e’ l’effetto di un elemento e la causa di un altro, ma la causa prima e’ il Signore stesso nella Sua emanazione plenaria, Maha-Visnu, sdraiato nell’acqua causale del mahat-tattva. La Brahma-samhita definisce dunque Sri Krishna la causa di tutte le cause, e ciò e’ confermato anche nella Bhagavad-gita (10.8):

aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matva bhajante mam
budha bhava-samanvitah

I  diversi   tipi  di  percezione sensoriale sono completamente contenuti  nell’elemento  terra,  e parzialmente negli altri elementi. Per esempio, l’etere ha soltanto la qualità del suono mentre l’aria contiene il suono e il tatto. Nel fuoco si trovano il suono e il tatto, ma anche la forma. L’acqua contiene il gusto, oltre che il suono, il tatto e la forma. La terra, infine, comprende tutti questiattributi e in più l’odorato. Di conseguenza, la terra contiene tutta la varietà della vita,   che   trova   la   sua  origine  nell’elemento   fondamentale,   che   e’   l’aria.   Le  malattie   sono causate  per   lo   più  da   un   irregolare   circolazione   dell’aria   nel   corpo   terrestre   degli   esseri individuali.   Le   turbe   psichiche   sono   dovute   a   una   particolare   anomalia   della   circolazione dell’aria all’interno del corpo, perciò gli esercizi yoga hanno un’azione notevolmente benefica sull’equilibrio di queste arie sottili e permettono di eliminare quasi completamente la malattia. Quando questi  esercizi  sono praticati  correttamente hanno  l’effetto di  accrescere  la durata dell’esistenza e permettono di controllare la morte. Così, un perfetto yogi può controllare la propria morte e lasciare il corpo nel momento più opportuno, quando e’ in grado di elevarsi al pianeta che ha scelto. Tuttavia, il bhakti-yogi è superiore a ogni altro yogi perchè, con la forza del suo servizio di devozione, viene elevato al di  là dell’universo materiale e trasportato su uno dei pianeti del mondo spirituale, per la volontà suprema del Signore che controlla ogni cosa.

Srimad Bhagavatam 11.21 35-43

Verso 36
sabda-brahma su-durbodham
pranendriya-mano-mayam
ananta-piaram gambhiram
durvigahyam samudra-vat

sabda-brahma: il suono trascendentale dei Veda; su-durbodham: estremamente difficile da capire; pràna: dell'aria vitale; indriya: i sensi; manah: e la mente; mayam: che si manifesta a differenti livelli; ananta-param: senza limite; gambhiram: profondo; durvigàhyam: insondabile; samudra-vat: come l'oceano.

TRADUZIONE
II suono trascendentale dei Veda è molto difficile da capire e si manifesta a differenti livelli nel prana, nei sensi e nella mente. Questo suono vedico è illimitato, molto profondo e insondabile come l'oceano.

Verso 37
mayopabrmhitam bhumna
brahmanananta-saktina
bhùtesu ghosa-rupena
visesurneva laksyate

maya: da Me; upabrmhitam: stabilita; bhùmna: dall'illimitata; brahmana: l'immutabile Assoluto; ananta-saktina: le cui potenze non hanno fine; bhùtesu: all'interno degli esseri viventi; ghosa-rùpena: nella forma del suono sottile, l’omkàra; visesu: nella sottile copertura fibrosa dello stelo di un fiore di loto; urna: un filo; iva: come; laksyate: appare.

TRADUZIONE
Io, l'illimitata, immutabile e onnipotente Persona Suprema, che vive nel cuore di tutti gli esseri, stabilisco personalmente in ognuno di loro la vibrazione sonora vedica nella forma dell' omkara. Essa è percepita in modo sottile, come un unico filo fibroso nello stelo di un fiore di loto.


Versi 38-39-40
yathornanabhir hrdayad
urnam udvamate mukhat
akiasad ghosavan prano
manasa sparsa-rupina

chando-mayo 'mrta-mayah
sahasra-padavim prabhuh
omkarad vyanjita-sparsa-
svarosmàntastha-bhùsitam

vicitra-bhasa-vitatam
chandobhis catur-uttaraih
ananta-paràm brhatirn
srjaty aksipate svayam

yatha: proprio come; ùrna-nabhih: un ragno; hrdayai: dal cuore; ùrnam: la ragnatela; udvamate: emette; mukhai: attraverso la bocca; akasai: dall'etere; ghosa-van: manifestando la vibrazione sonora; pranah: il Signore nella forma dell'aria vitale originale; manasa: mediante la mente primordiale; sparsa-rùpinà: che mostra le forme dei differenti fonemi dell'alfabeto, che cominciano con le lettere sparsa; chandah-maya: che includono tutte le sacre metriche dei Veda; amrta-rnayah: piene di piacere trascendentale; sahasra-padavim: che si diramano in migliaia di direzioni; prabhuh: Dio, la Persona Suprema; omkarat: dalla vibrazione sottile omkàra; vyanjita: espansa; sparsa: con le pause delle consonanti; svara: vocali; usma: sibilanti; anta-stha: e semivocali; bhusitam: decorate; vicitra: variegate; bhasa: con espressioni verbali; vitatam: elaborate; chandobhih: insieme agli arrangiamenti metrici; catuh-uttaraih: che hanno ognuno quattro sillabe in più del precedente; ananta-param: senza limite; brhatim: la grande vastità della letteratura vedica; srjati: Egli crea; aksipate: e riassorbe; svayam: Egli stesso.

TRADUZIONE
Come un ragno produce la ragnatela dal suo addome e la emette attraverso la bocca, così Dio, la Persona Suprema, Si manifesta come la riverberante aria vitale primordiale, che include tutti i sacri metri vedici ed è piena di piacere trascendentale. Così il Signore, dal cielo etereo del Suo cuore, crea il grande e illimitato suono vedico avvalendoSi della Sua mente, che concepisce suoni variegati come le sparsa. Il suono vedico si dirama in migliaia di direzioni, adorne con le differenti lettere che si espandono dalla sillaba om: le consonanti, le vocali, le sibilanti e le semivocali. In seguito il Veda è elaborato da molte varietà verbali, espresse in differenti metri che hanno ognuno quattro sillabe in più del precedente. Alla fine il Signore riassorbe dentro di Sé la manifestazione del suono vedico.

SPIEGAZIONE
Srila Sridhara Svàmì ha dato un'elaborata spiegazione tecnica di questi tre versi, la cui comprensione richiede una profonda conoscenza linguistica del sanscrito. Il punto essenziale è che la conoscenza trascendentale si esprime attraverso la vibrazione sonora vedica, che è essa stessa la manifestazione della Verità Assoluta, la Divina Persona. Il suono vedico emana dal Signore Supremo ed è vibrato per glorificarLo e per capirLo. La conclusione di tutte le vibrazioni sonore dei Veda si trova nella Bhagavadgità, dove il Signore afferma, vedais ca sarvair aham eva vedyah: tutta la conoscenza vedica ha lo scopo d'insegnarci a conoscere e amare Dio. La persona che pensa sempre a Krishna, che diventa devota del Signore, si prostra davanti a Lui e Lo adora con fede e devozione cantando il Suo santo nome, ha certamente maturato una perfetta comprensione di tutto ciò che è indicato dalla parola veda ("conoscenza").
  
Verso 43
mam vidhatte "bhidhatte mam
vikalpyapohyate tv aham
etavan sarva-vedarthah
sabda asthaya rnam bhidam
rnaya-rnatrarn anudyante
pratisidhya prasidati

mam: Me; vidhatte: ingiunge nel sacrificio; abhidhatte: designa come oggetto di adorazione; mam: Me; vikalpya: presentata come ipotesi alternativa; apohyate: sono confutato; tu: anche; aham: Io; etavan: così; sarva-veda: di tutti i Veda; arthah: il significato; sabdah: la vibrazione sonora trascendentale; asthaya: stabilendo; mam: Me; bhidam: dualità materiale; maya-matram: come semplice illusione; anudya: descrivendo elaboratamente in differenti aspetti; ante: in definitiva; pratisidhya: negando; prasidati: è soddisfatto.

TRADUZIONE
lo sono il sacrificio rituale raccomandato nei Veda, e sono la Divinità degna di adorazione. Sono Io l'oggetto delle varie ipotesi filosofiche, e sono ancora Io ad essere confutato con l'analisi filosofica. Perciò la vibrazione sonora trascendentale stabilisce Me come significato essenziale di tutta la conoscenza vedica. I Veda, dopo aver analizzato in modo elaborato tutta la dualità materiale e aver concluso che essa è soltanto la Mia potenza illusoria, alla fine negano completamente questa dualità e raggiungono la soddisfazione in se stessi.


Pancharatrik - Lakshmi-tantra  
 
mulam adharam arabhya dvistkantam upeyusi
udita aneka sahasra surya vahnindu sannibha
cakravat punar adharat santa pasyatha madhyama
vaikhari sthanam asadhya tatrasta sthanavartini
varnanam jananim bhutva bhogya prasnoumi gouriva

"Situato nella zona a partire dal muladhara fino alla posizione di dvistkanta splendendo come milioni di soli, fuochi e lune, roteando come il globo dell’adhara, sorge il suono conosciuto come santa, pashyati, madhyama. Raggiunta la posizione di vaikhari, si situa in otto luoghi, vale a dire, la gola, la lingua ecc. Essendo la madre di tutti i suoni io elargisco felicità e soddisfazione proprio come fa una mucca".


Sri Vedanta-sutra Parte 24 Volume Due
Srila Baladeva Vidyabhushana

Il Mimamsa-sutra afferma: autpattikas tu sabdenarthasya sambandhah (I Veda definiscono la relazione tra il nome e l'oggetto definito con quel nome eterna). Questa idea (che i deva siano anime incarnate) sarebbe quindi in contraddizione con l' eternità dei loro nomi contenuti nei Veda.
 
Sutra 28
sabda iti cen natah prabhavat pratyakshanumanabhyam

sabdah - le parole dei Veda; iti: così; cet - se; na- no; atah - da questo; prabhavat - a causa della creazione;  pratyaksha - a causa della sruti; anumanabhyam - e della smriti.

Se qualcuno obietta che questa idea non è coerente con la natura eterna delle parole dei Veda, allora io dico di no a causa della descrizione della creazione del mondo e anche a causa della testimonianza delle sruti e smriti.

SPIEGAZIONE di Srila Baladeva Vidyabhusana
L'idea affermata qui (che i deva hanno dei corpi) non è in contrasto con la natura delle parole dei Veda. Perché? Il sutra afferma prabhavat pratyakshanumanabhyam (a causa della descrizione della creazione del mondo e anche a causa della testimonianza delle sruti e smriti. La creazione dei corpi materiali (dei deva e degli altri esseri dell'universo) è compiuta (da Brahma) ricordando le loro forme eterne archetipiche registrate nelle affermazioni dei Veda. Queste forme archetipiche sono eterne, esistevano già prima della manifestazione di tutti i corpi degli esseri viventi. Queste forme archetipiche sono descritte da Visvakarma nelle sue scritture con le parole yamam danda-panim likhanti varunam tu pasa-hastam (esse raffigurano Yama con una mazza in mano e Varuna con un cappio nella sua mano). Le parole dei Veda descrivono i deva e altri tipi di esseri viventi come nomi di alcune classi di entità viventi, proprio come la parola "mucca" è il nome di un certo tipo di essere vivente. I nomi dei deva non sono nomi di persone specifiche, come per esempio, il nome Caitra. Perché le parole dei Veda sono eterne Esse sono la sorgente originale della conoscenza. Ciò non è affatto in contraddizione con la spiegazione precedente del Mimamsa-sutra.

 Il Mimamsa-sutra affermava pratyakshanumanabhyam, "a causa delle prove fornite in sruti e smriti". La sruti ( Panca- vaimsati Brahmana ( 6.9,13,22 ) descrive come la creazione del mondo, sia stata preceduta dalle (eterne) parole (dei Veda), che fornirono la seguente descrizione: eta iti ha vai prajapatir devan asrijat asrigram iti manushyan indava iti pitriims tirah-pavitram iti grahan asuva iti stotram visvaniti mantram abhisaubhagety anyah prajah (recitando la parola ete dai Veda, Brahma creò i deva. Recitando la parola asrigram, ha creato gli esseri umani. Recitando la parola indava, ha creato i pita. Recitando la parola tirah-pavitram, ha creato i pianeti. Recitando la parola asuva, ha creato il canto. Recitando la parola visvani, ha creato i mantra. Recitando la parola abhisaubhaga, ha creato le altre creature).

Anche nelle smriti è confermato ciò con le seguenti parole (Vishnu Purana 1.5.64):

nama rupam ca bhutanam
krityanam ca prapancanam
veda-sabdebhya evadau
devadinam cakara sah

"Recitando le parole dei Veda all’inizio, Brahma creò i nomi e le forme degli elementi materiali, i rituali, i deva, e tutti gli altri esseri viventi."

Sutra 29
ata eva ca nityatvam

atah eva - quindi , ca - e ; nityatvam - eternità .
E proprio per questo motivo l'eternità (dei Veda è dimostrata).

SPIEGAZIONE di Srila Baladeva Vidyabhusana

L' eternità dei Veda è dimostrata dal fatto che il creatore (Brahma) crea (il mondo) (recitando le parole dei Veda) (che descrivono) le forme eterne e ricordando (la creazione precedente). Kathaka Muni e (altri saggi) sono quindi semplici diffusori (e non autori dei Veda).

Una obiezione può essere sollevata. Le sruti spiegano che, ricordando le parole dei Veda Brahma crea le forme dei deva e degli altri esseri viventi. Questo può essere in riferimento a dopo la distruzione cosmica parziale (naimittika), ma come può questo metodo di creazione essere impiegato dopo la devastazione cosmica completa (prakrita), in cui tutto viene distrutto, e come possono i Veda essere eterni, sottoposti alle circostanze di tale distruzione totale?
 
Sutra 30
samana-nama-rupatvac cavrittav apy avirodho darsanat smrites ca

samana - stesso; nama - a causa dei nomi; rupatvat - e forme; ca - anche; avrittau - nella ripetizione; api - anche; avirodhah - non è una contraddizione; darsanat - a causa delle sruti; smrites - a causa delle smriti; ca - anzi.

Poiché i nomi e le forme rimangono gli stessi anche all'inizio di una nuova creazione, non c'è contraddizione. Anzi ciò è dimostrato da sruti e smriti.

SPIEGAZIONE di Srila Baladeva Vidyabhusana

La parola ca (anzi) è usata qui per dissipare ogni dubbio. Che dopo una devastazione cosmica completa ci sia una nuova creazione non smentisce affatto l’eternità delle affermazioni Vediche. Perché? Il sutra afferma samana-nama-rupatvac cavrittav apy avirodho darsanat smrites ca
 ( Poiché i nomi e le forme rimangono gli stessi anche all'inizio di una nuova creazione, non c'è contraddizione. Ciò è dimostrato da sruti e smriti). Il significato qui è "perché i nomi e le forme precedentemente pronunciate rimangono gli stessi". Al tempo del grande devastazione cosmica i Veda eterni e le forme archetipiche eterne descritte dai Veda vengono assorbite dal Signore Hari, il maestro di tutte le potenze trascendentali, e dimorano in Lui, diventando un tutt'uno con lui. Al momento della creazione successiva vengono di nuovo manifestate dal Signore. Il Signore Hari e Brahma precedono entrambi con i loro atti di creazione attraverso la recitazione dei mantra Vedici, che conducono alla meditazione sulle forme archetipiche. Al momento di una nuova creazione, il creatore ricorda ciò che precedente aveva creato in questo modo Egli di nuovo crea come aveva fatto precedentemente. Questo è come un vasaio che, dicendo la parola "vaso", ricorda lo stile e la forma di vasi precedentemente costruiti, e da ciò ne costruirà altri. Allo stesso modo il processo di creazione viene attuato sia dopo la devastazione cosmica parziale, sia dopo la devastazione cosmica completa.

Come possiamo dichiarare tutto ciò? Il sutra afferma darsanat smrites ca ( perché questo è dimostrato da sruti e smriti. Le sruti affermano:

atma va idam eka evagra asit sa aikshata lokan utsrijah

"In principio esisteva solo la Suprema Personalità di Dio. Egli pensò: (Io creerò molti mondi)”. Aitareya Upanishad 1.1

yo brahmanam vidadhati purvam yo vai vedams ca prahinoti tasmi tam

"Il Signore Supremo creo i Veda e li trasmise a Brama”.
Svetasvatara Upanishad 6,18

surya-candramasau dhata yatha-purvam akalpat

"Brahma creò il sole e la luna, come aveva già fatto in precedenza".
Rg Veda

Le smriti affermano:

nyagrodhah su-mahan alpe
yatha bije vyavasthitah
samyame visvam akhilam
bija-bhute yatha tvayi

"O Signore, proprio come un grande albero di banyano è contenuto all'interno di un piccolo seme, allo stesso modo, al momento della devastazione cosmica l’intero universo dimora in Te, il seme da cui esso era germogliato in origine".
Vishnu Purana

narayanah paro devas
tasmaj jatas caturmukhah

"Narayana è la Persona Suprema. Da lui nacque Brahma dalle quatro teste".
Varaha Purana

tene brahma hrida ya adi-kavaye

"Il Signore Supremo all’inizio infuse la conoscenza Vedica nel cuore di Brahmaji, l’essere vivente originale".
Srimad Bhagavatam 1.1.1

In sintesi:
Il Signore Supremo, al termine del periodo della devastazione cosmica, meditò sull'universo materiale come era stato in precedenza, desiderando nel suo cuore. "Io mi espanderò in molteplici forme" differenziando di nuovo le jive e gli elementi materiali che erano stati assorbiti al Suo interno, creando ancora, come era prima, l'universo materiale dal mahat-tattva attraverso Brahma, manifestando i Veda esattamente come erano prima, infondendo l’insegnamento dei Veda nel cuore di Brahma, impegnando Brahma nella creazione delle forme dei deva e degli altri esseri viventi come erano prima, ed entrando personalmente nell'universo per controllarlo dall'interno. Divenuto onnisciente per la misericordia del Signore Supremo, Brahma, meditando sulle forme archetipiche descritte nei Veda, creò i deva e le altre creature come erano prima. In questo modo si spiega la relazione tra i nomi dei deva guidati da Indra e le loro forme archetipiche descritte nei Veda.


PRANAVA OM

La sacra sillaba "om" si compone di tre matras, "a", "u", e "m". Questi tre matras corrispondono rispettivamente a Bhuh , Bhuvah e Svah; jagrat, svapna e susupti; sukshma, sthula e karana e vaikhari, madhyama e pashyantì. Oltre a queste tre matras, il pranava ("aum") è composto anche di un quarto componente, vale a dire l' a-matra o anahata-dhvani - il suono senza sillabe o non prodotto dalla interazione di due oggetti fra di loro. Per la nostra comprensione pratica, questo a-matra corrisponde al rumore di fondo che permane dopo la recita della sillaba "Om". L'a-matra rappresenta la trascendenza, o turiya, il para-vak. 

karma brahmodbhavam viddhi
brahmakshara-samudbhavam
tasmat sarva-gatam brahma
nityam yajne pratisthitam

"I doveri prescritti sono stabiliti dai Veda e i Veda sono direttamente manifestati dall’akshara, la sacra sillaba Om, manifestazione sonora dell’Supremo.  Di conseguenza la Trascendenza onnipervadente (Pranava o la sacra sillaba Om) è eternamente situata negli atti di sacrificio." Bhagavad Gita (3.15)

Così la sillaba “Om” contiene tutti gli elementi dell’esistenza. E' la riserva di tutte le energie del Supremo, e per questo motivo il Signore Krishna dichiara nella Gita:

om ity ekaksharam brahma

"La singola sillaba Om è la suprema combinazione di lettere."

Il Signore afferma anche:

yad aksharam veda-vido vadanti

"Coloro che conoscono i Veda recitano l’Om (akshara)."

Perché fanno questo? Perché la sillaba Om è il Signore Supremo stesso e la potenza di tutti i mantra vedici:

pranava sarva vedeshu

"Io mi manifesto all’interno di tutti i Veda, come la sacra sillaba Om".

Sri Chaitanya Mahaprabhu à stabilito il pranava come il maha-vakya dei Veda, perchè al suo interno risiedono tutti gli inni Vedici e (shabda). Il mondo stesso è una manifestazione di questa sillaba. Essa è la rappresentazione sonora della Verità Assoluta.

Vak non è una manifestazione della natura materiale, il Vedanta sutra 2.4.4 afferma quanto segue:

tat-purvakatvad vacah

Questo indica che vak esisteva prima del pradhana. Il pradhana è la radice della manifestazione cosmica materiale - le tre qualità non differenziate in equilibrio assoluto. Ma ancor prima esisteva il vak. Così il vak è non-materiale.

Per questo motivo troviamo nel Vedanta Sutra la seguente dichiarazione:

anavriti shabdat

"Liberazione attraverso il suono"

Chi volesse approfondire questi concetti può fare riferimento alla Nada-bindu Upanishad, Bhartrihari's Vakyapadadiya, Prashna Upanishad, Mundaka Upanishad, Mandukya Upanishad, Maitri Upanishad e alla Katha Upanishad, così come per i concetti di shabda, vak, matrika, hiranyagarbha, i quattro stati di coscienza, ecc, si può far riferimento ai Tantra e a tutte le Upanishad. Si dovrebbe sapere che nello studio dei testi Vedici generalmente non sarà possibile trovare un libro solo che sia esaustivo su di un argomento in particolare si dovranno consultare diverse fonti per assimilare una serie di concetti, a volte apparentemente divergenti. Questi concetti dovranno poi essere armonizzati nel loro insieme. Ciò costituisce la meditazione e il sacrificio dello svadhyaya yajna.

giovedì 2 gennaio 2014

Il PRANAVA (OM)



Il primo mantra è il pranava(pra-prima  nava da na-suono) om. I Veda definiscono l'om come l'origine e la sorgente di tutta la creazione. Per questa ragione, om precede ogni mantra vedico. Om si espande nei vyahrti (bhuh, bhuvah, svah) che indicano l'intera creazione: la Terra e i sistemi planetari inferiori, la regione del cielo e i sistemi planetari superiori. I vyahrti (i 7 mondi) quindi si espandono nel mantra Brahma-gàyàtrì, e il Gàyàtrì si espande nei Veda.
Il pranava om, i vyahrti (i 7 mondi), e il Brahma-gàyàtrì insieme costituiscono l'essenza dei Veda, e i mantra principali. La recitazione di questi mantra è alla base dell'elevazione spirituale nella cultura vedica da tempo immemorabile. Om, la sacra sillaba della connessione, è un mantra (bija) seme ricordato in tutta la letteratura vedica e pronunciato da tutte le varietà di trascendentalisti. E' anche stato introdotto in numerose lingue per indicare Dio. In Inglese, tutte le descrizioni importanti di Dio hanno om come loro radice. Om entra nella lingua inglese come il prefisso 'omni' ['onni' in Italiano]. Perciò parole come onnipresente [omnipresent], onnipotente [omnipotent] e onnisciente [omniscient] sono valide descrizioni di Dio e tutte iniziano con la radice om. I Cristiani terminano le loro preghiere con Amen, da om, e i musulmani dicono Amin, indicando Dio.
"In ogni respiro l'uomo lo emette e lo ripete involontariamente e inevitabilmente. Ogni vibrazione del corpo e dell'universo emerge da om. Un bambino grida om! om! L'oceano ruggisce om! om! Le api ronzano om! om! Il musicista canticchia (a bocca chiusa) om! om! Om è l'espressione del ricercatore della Verità. Om è i Veda, la saggezza di Dio. Om è il nada, il suono di Dio. Om è la parola eterna e indistruttibile". (Gayatrì, La meditazione più elevata)
Sri Caitanya Mahàprabhu e i Gaudiya vaisnava hanno rivelato in pieno il suo significato spirituale. Nella Bhagavad-gita Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema Persona, dice: pranavah sarva vedesu - "Io sono la sillaba om ricordata in tutti i Veda". Oltre a indicare Dio, il Signore Supremo, om non è differente dal suono del flauto di Krsna. Sfortunatamente, la maggior parte della gente di oggi ha una concezione impersonale della sacra sillaba om.
Srila Bhaktivedanta Swami afferma che om significa Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema. "L'omkara, detto anche pranava, cioè il suono trascendentale con cui s'inizia (che introduce) ogni mantra vedico, si rivolge al Signore Supremo. Poiché gli impersonalisti hanno timore di rivolgersi al Signore Supremo Krishna pronunciando i Suoi innumerevoli nomi, preferiscono vibrare il trascendentale suono dell'omkara senza sapere che anch'esso è la trasposizione sonora di Krishna.
A causa dell'influenza assai diffusa delle filosofie impersonali, la maggior parte delle persone crede che lo scopo della meditazione su om sia di abbandonare la propria identità individuale e fondersi nel Brahman Supremo.
Le Upanisad, comunque, e gli acarya Gaudiya vaisnava realizzati, come Sri Jìva Gosvami, rivelano che om, oltre a indicare il Signore Supremo, Krishna, comprende anche le Sue energie personali o sakti nella forma della Sua potenza divina di piacere, Srimati Radhika, e i Suoi servitori eterni, i jiva-saktì o esseri individuali. "Om è una combinazione delle lettere A, U, M. La lettera 'A' si riferisce a Krishna; 'U' si riferisce a Radha; 'M' si riferisce alla Jiva (l'essere individuale)". (Gayatri-vyakhya-vivrtti)
"I Gosvami affermano che il pranava omkara è la completa rappresentazione di Dio, la Persona Suprema. Essi hanno analizzato l'omkara in termini dei suoi costituenti alfabetici come segue: omkara è una combinazione delle lettere a, u, m. A-karenocyate krsnah: la lettera a (a-kara) si riferisce a Krishna, che è sarva-lokaika-nayakah, il maestro di tutti gli esseri viventi e di tutti i pianeti materiali e spirituali. Nàyaka significa 'guida'. Egli è la guida suprema (nityo nityanam cetanas cetananam eko bahunam yo vidadhati kaman, tam atmastham yenupasyanti dhiras; tesam santis sasvati netaresam
Il supremo eterno tra tutti gli eterni, il supremamente cosciente tra tutte le entita' viventi coscienti: e' quel supremo che soddisfa i desideri di tutti e il saggio sobrio che lo percepisce all’interno di se sperimenta la vera pace; non gli altri. (Katha Upanisad, 2.2.13).
 La lettera u (u-kàra) indica Srimati Ràdhàràni, la potenza di piacere di Krsna, e m (ma-kàra) indica gli esseri viventi (Jìva). Così om è la completa unione di Krsna, della Sua potenza e dei Suoi servitori eterni.
"In altre parole, omkara rappresenta Krsna, il Suo nome, la Sua fama, i Suoi divertimenti, le Sue espansioni, i Suoi devoti, le Sue potenze, ciò che Lo circonda e tutto ciò che a Lui appartiene. Sarva-visva-dhama: ['omkara è il sostegno di ogni cosa, proprio come Krsna è il sostegno di ogni cosa (brahmano hi pratisthaham). (Caitanya-caritamrta Adi 7.128 spieg.)
In realtà la sillaba divina om non ha niente a che fare con la percezione impersonale. I seguenti versi del Gopala-tapani Upanisad confermano chiaramente che om significa Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema. "La vibrazione sonora om indica il catur-vyuha-tattva di Sankarsana (Sri Balarama), Pradyumna, Aniruddha e Vasudeva (Sri Krishna). Allo stesso modo in cui om trascende le tre influenze della natura materiale, si deve sapere che anche noi siamo al di là dell'identità del corpo materiale: (Jivera svarupa haya krsnera nitya dasa - La posizione costituzionale dell'essere vivente (jiva) e' quella di eterno servitore del Signore C.C. Mad 20.108 e 109). Questa coscienza deve essere mantenuta costantemente.
"La lettera 'A' indica Balarama, il figlio di Rohini e l'essenza dell'universo intero; 'U' indica Pradyumna, l'Anima Suprema dell'universo; 'M' indica Aniruddha, l'Anima Suprema in tutti gli esseri individuali sparsi nell'universo. Il punto sopra la m (anusvàra) indica Sri Krishna, l'origine di tutte le incarnazioni". (Gopala-tapani Upanisad)
Oltre a sostenere la spiegazione di Sri Jiva Gosvami che om rappresenta Radha e Krsna, il Gopala-tapani Upanisad afferma ulteriormente che il seme dei divertimenti eterni di Krishna è insito nel mantra (bija) seme om. "I saggi illuminati dichiarano che la svampa-sakti di Bhàgavan Sri Krishna, o Sri Radha, essendo il mula-prakrti originale, non è differente da om. Anche Gopala Krishna, che è il creatore, il mantenitore e il distruttore dell'universo, non è differente da om". (Gopala-tapani Upanisad v. 58)
Anche gli acarya spiegano che nella mantra (bija) seme om, che è una combinazione delle tre sillabe A-U-M, A esprime la forma del Signore Supremo Visnu; U esprime la forma della Sua consorte Sri, la madre e il sostegno del mondo intero; M esprime l'anima individuale, o il servitore che dipende da Sri Visnu e da Sri, e da nessun altro.
"Tutto il significato contenuto nel suono supremo omkara è ulteriormente compreso nel Gayatri mantra. Questo stesso significato è elaboratamente spiegato nello Srimad Bhagavatam nei quattro versi conosciuti come i catuh-sloki, che iniziano con aham evàsam evagre. La vibrazione sonora omkara è la radice della conoscenza vedica. Questo omkara è conosciuto come maha-vakya, o suono supremo. Qualsiasi significato si trovi in quel suono supremo omkara è ulteriormente compreso nel Gayatri mantra". (Caitanya-carìtamrta Madhya 25.97)

IL MAHA MANTRA HARE KRISHNA il supremo canto della liberazione


nama cintamani krishna  caitanya-rasa-vigraha
purna suddho nitya-mukto  ’bhinnatvan nama-naminoh

Il santo nome del Signore è totalmente identico al Signore, non parzialmente. La parola Purna significa "completo." Il Signore è onnipotente e onnisciente, allo stesso modo, il Suo nome, forma, qualità, parafernalia e tutto ciò che lo riguarda sono completi, puri, eterni ed esenti da ogni contaminazione materiale. (Padma Purana)

hare krishna hare krishna krishna krishna hare hare
hare rama hare rama rama rama hare hare
iti sodasakam namnam  kali-kalmasa-nashanam
natah parataropayah  sarva-vedesu driyate

"I sedici nomi del maha-mantra Hare Krishna — Hare Krishna Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare — distruggono le iniquità dell'era di Kali. Questa è la conclusione definitiva di tutti i Veda."  Kali-santarana Upanisad

kaler dosa-nidhe rajan   asti hy eko mahan gunah
kirtanad eva krsnasya   mukta-sangah param vrajet

Mio caro re, anche se Kali-yuga è un oceano di difetti, c'è ancora una buona qualità in questa era, semplicemente cantando l'Hare Krishna Mahamantra si può diventare liberi dalla schiavitù materiale e essere promosso al regno trascendentale." S.Bh.12.3.51 Sukadeva Goswami a Pariksit Maharaja"

krsna-varnam tvisakrsnam sangopangastra-parsadam
yajnaih sankirtana-prayair yajanti hi sumedhasah

“Nell’era di Kali, le persona intelligenti praticano il sankirtana (il canto congregazionale) per adorare l’incarnazione divina che costantemente recita il nome di Krsna. Sebbene la sua carnagione non sia scura, Egli è Krsna stesso. E’ accompagnato dai Suoi associati, servitori, armi e compagni confidenziali.”  S.Bh.11.5.32

harer nama harer nama  harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva  nasty eva gatir anyatha

"In quest'epoca di discordia ed ipocrisia, l'unico modo per liberarsi e' il canto del santo nome del Signore. Non c'e' altro modo, non c'e' altro modo, non c'e' altro modo".
(Sri Caitanya Caritamrita, Adi lila 17.21)

tunde tandavini ratim vitanute tundavali-labdhaye
karna-kroda-kadambini ghatayate karnarbudebhyah sprham
cetah-prangana-sangini vijayate sarvendriyanam krtim
no jane janita kiyabdhir amrtaih krsneti varna-dvayi

Io non so quanto nettare abbiano prodotto le due sillabe Krish-na. Quando è cantato, il
Santo Nome di Krishna sembra che danzi in bocca, e allora desideriamo avere molte bocche. Quando quel Nome penetra nell'orecchio, desideriamo avere milioni di orecchie, e quando danza nel cortile del cuore, conquista la mente e rende inerti tutti i sensi.
Vidagdha-madhava I 15 H
 
evam-vratah sva-priya-nama-kirtya
jatanurago druta-citta uccaih
hasaty atho roditi rauti gayati
unmada-van nrtyati loka-bahyah

Cantando il santo nome del Signore Supremo, si giunge allo stadio di amore per Dio. A questo punto il devoto fa il voto di essere un eterno servitore del Signore, ed egli diventa gradualmente molto attaccato a un particolare nome e forma della Persona Suprema. Il suo cuore si scioglie di amore estatico, a volte ride molto forte o piange. A volte canta e danza come fosse pazzo, incurante di chi lo osserva, perchè è indifferente all'opinione della gente. (Srimad - Bhagavatam 11.2.40)

Preparazione al canto

Prima di impegnarsi nel canto del Santo Nome del Signore si dovrebbe osservare se la propria mente è agitata da turbamenti (offese, incomprensioni, vittimismo, orgolio, comportamento inadeguato, ecc) bisognerebbe allora con mente calma, determinata e fiduciosa cercare di sciogliere questi nodi, almeno per il "momento" nel proprio cuore. Certi della comprensione e compassione del Santo Nome.

Nella Bhagavad-Gita Sri Krishna per due volte ripete ad Arjuna (man-mana - pensa sempre a me) Questa è l’unica volta in tutta la Bhagavad-Gita in cui il Signore Supremo ripete due volte la stessa istruzione, perché? Vuole essere sicuro che Arjuna comprenda l’importanza fondamentale di ciò.
Similmente nella recitazione o canto del Maha Mantra Hare Krishna è assolutamente necessario ascoltare attentamente senza distrazione mentale la pronuncia del Mantra. Avrete notato che se recitando “o cantando” si ascolta attentamente, le attività della mente vengono completamente conquistate (le attività della mente sono: pensare,sentire e volere), cioè offerte nel fuoco del sacrificio per il piacere del Signore. (La mente non può compiere, “con attenzione”,  più di una attività per volta) L’intensità e coinvolgimento di un innamorato-a che sussurra parole d’amore all’amata-o sono ineguagliabili. Anche se ancora non possediamo tale sentimento amoroso per il Signore, le scritture e i grandi santi concordano nell’affermare che se offriremo il nostro: pensare, sentire e volere, il Signore stesso si occuperà di conquistare il nostro cuore. Dobbiamo solo crederci e farlo.

Japa, kirtana e sankirtana
Di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati

Il japa vero e proprio è possibile soltanto nella mente. Solo così si potrà ottenere la perfezione desiderata. Il canto compiuto con il movi­mento delle labbra in modo che si possa sentire è detto kirtana; è più efficace del japa e dona il più grande beneficio a colui che l'ascolta. San­kirtana significa "kirtana completo": eseguendo il sankirtana, non è necessario compiere nessun'altra attività devozionale. Il kirtana parziale o incompleto del santo nome di Sri Krsna non è allo stesso livello del sankirtana. Il canto imperfetto del nome di Krsna non è in grado di determi­nare negli esseri viventi il cambiamento ottimale necessario a dare un'im­pronta spirituale alla loro vita. Questo tipo di canto li indurrà a dubitare dell'efficacia e della potenza del kirtana. Perciò sia vittorioso il perfetto e com­pleto canto del santo nome di Krsna.

Sri Siksastaka
Estratti dall’opera di Srila Bhaktivinoda Thakura

Verso 1
  ceto-darpana-marjanam bhava-mahadavagni-nirvapanam
  sreyah-kairava-candrika-vitaranam vidya-vadhu jivanam
  anandambudhi-vardhanam prati padam purnamrtasvadanam
  sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam

POSSA IL CANTO DEL SANTO NOME DI SRI KRSNA, che può purificare lo specchio del cuore e mettere fine alle sofferenze della foresta in fiamme dell'esistenza materiale, essere vittorioso. Questo canto è la luna crescente che diffonde il loto bianco della fortuna per tutti gli esseri viventi. E' la vita e l'anima di ogni conoscenza. Il canto del santo nome di Krsna espande il felice oceano della vita trascendentale. Tale canto ha su ognuno un effetto rinfrescante, e permette di gustare fino in fondo il nettare, in ogni istante.

Nella quarta riga di questo primo sloka, la parola param denota il processo del canto del Maha Mantra Hare Krsna, che è infinita­mente purificatore, ed è perciò la forma di benedizione più elevata. Il canto del Maha Mantra Hare Krsna mantiene la sua posizione preminente in tutti i differenti stadi del progresso spirituale, iniziando da sraddha (fede), sadhu sanga (associazione di persone sante), bhajana-kriya (servizio di devozione nella pratica), e così via. Occorre tener presente che il canto condotto in un puro sentimento devozionale non è mai da confondersi con il facile sentimentalismo o con il canto pseudo-devozio­nale.

Lo Srimad Bhagavatam afferma:
"Solamente nell'associazione dei Miei puri devoti le discussioni sulle Mie glorie trascendentali diventano spiritualmente efficaci e fanno nascere nel più profondo del cuore sentimenti di amore devozionale".
Questa citazione mette in risalto le virtù dell'associazione santa, perchè il santo nome del Signore, la Sua forma, le Sue qualità e le Sue attività sono glorificati in modo perfetto quando siamo circondati della giusta compagnia.

Ascoltate come il canto del Maha Mantra Hare Krsna risulti sempre vittorioso anche nel mondo materiale, creazione dell'energia esterna del Signore. Le scritture enfatizzano l'aspetto assoluto e non-duale della Verità Assoluta. Leggiamo negli sruti-sastra: "Soltanto l'Uno, sostanza non-duale (il Dio supremo) esisteva prima della creazione". E ancora: “Non esiste alcuna varietà all'infuori del brahman non-duale". Queste citazioni stabiliscono essenzialmente l'aspetto impersonale, onnipervadente della Verità Assoluta, mentre l’aforisma “tutto è brahman” in realtà sottolinea il principio secondo cui l'eterna e suprema Verità Assoluta è personale e differen­ziata.
Com'è possibile dimostrare ciò? Prendendo in considerazione simultaneamente il concetto del personalismo differenziato e quello dell'impersonalismo non differenziato, risulterà percettibile in misura preminen­te l'aspetto personale, mentre l'aspetto impersonale non può essere percepito a causa della sua natura non differenziata. L'aspetto personale della Verità Assoluta è quindi predominante. L'Uno, la Verità Assoluta, si manifesta eternamente in quattro aspetti: la Sua forma originale trascendentale, la Sua potenza esterna e onnipervadente, gli esseri viventi e come fonte originale di ogni esistenza.

Il verso che inizia con ceto-darpana-marjanam descrive la natura trascendentale e originale della jiva. La jiva è parte integrante, ma infinitesimale della Suprema Verità Assoluta. La sua natura trascen­dentale è caratterizzata da ego puro, anima pura e forma pura. Tale natura, tuttavia, rimane condizzionata dall'ignoranza non appena la jiva si allontana da Dio e prende in considerazione l'eventualità di godere dell'energia materiale. Perciò l'anima è stata paragonata ad uno specchio: proprio come non è possibile osservare il proprio viso su uno specchio ricoperto di polvere, così non è possibile osservare il nostro vero volto sullo specchio della coscienza quando essa è ricoperta dalla polvere dell'ignoranza. Iniziando a compiere il canto e l'ascolto del Maha Mantra Hare Krsna sotto il diretto controllo della Sua potenza di piacere spirituale (hladini), la contaminazione materiale e l'ignoranza vengono completamente sradicati. In tal modo la coscienza pura della jiva, che è una funzione del suo puro ego, può manifestarsi e la jiva sarà in grado di vedere con assoluta chiarezza i cinque principi fondamentali dell'esisten­za riflessi sullo specchio del suo puro ego: il Creatore Supremo, la jiva, prakrti (natura), kala (tempo) e karma (azione e reazione). Il riflesso della propria identità originale potrà essere così osservato sullo specchio della sua pura coscienza senza alcuna distorsione.

A quale stadio evolutivo della coscienza corrisponde l'acquisizione della pura iden­tità spirituale (sva-dharma) da parte di una persona che ha raggiunto il livello della pura devozione? Sri Caitanya Mahaprabhu risponde affermando, vidya-vadhu jivanam, "la vita di ogni conoscenza trascen­dentale". La sakti del Signore Supremo si presenta in due aspetti: vidya, o conoscenza, e avidya, o ignoranza. La svarupa-sakti di Sri Krsna, o la potenza interna spirituale, è detta vidya, mentre la Sua potenza esterna, maha-maya, è detta avidya. Ed è quest'ultima ad essere incaricata della creazione materiale e che ricopre la svarupa dell'anima. Non appena i primi raggi della pura devozione appaiono infine sull'orizzonte del cuore, il sadhaka che segue sinceramente il metodo del canto e dell'ascolto vedrà la potenza dell'avidya eclissarsi grazie all'intercessione di bhakti-devi, la dea del puro servizio di devozione, la quale sradica ogni desiderio materiale indesiderato. Infondendo la conoscenza spirituale nell'anima, Ella distrugge le coperture grossolane e sottili della jiva, permettendole di manifestare contemporaneamente la propria forma spirituale originale. Ciò dimostra che il nome di Krsna il Maha Mantra è la vita stessa della conoscenza trascendentale, vidya-vadhu jivanam.

Quando il corpo grossolano e sottile delle anime spirituali viene completamente distrutto, la jiva si trova nuovamente situata nella sua purezza originale. Sebbene la jiva sia anu, infinitesimale, la felicità che le è propria non è così ridotta. Per risolvere questo equivoco, Sri Caitanya Mahaprabhu aggiunge: anandambudhi-vardhanam, "un oceano di felicità in continua espansione". In altre parole, il Maha Mantra espande senza fine la felicità spirituale inerente all'anima, la quale può così stabilirsi in uno dei sentimenti spirituali: dasya, sakhya, vatsalya o madhurya (servizio, amicizia, affetto parentale e amore coniugale). Situata nel suo eterno sentimento spirituale, la jiva inizia ad assaporare nettare, illimitatamente, ad ogni passo della sua relazione trascendentale e dei suoi scambi di emozioni d'amore con il Signore Supremo. L'affascinante bellezza, le qualità divine e i divertimenti sublimi del Signore Supremo Sri Krsna sono eterni ed infinitamente estatici.

La Sri Caitanya Caritamrta afferma (Antya-lila, 20.11-13):
"Col semplice canto del Maha Mantra Hare Krsna ci si può liberare da tutte le abitudini indesiderabili. Questo è il metodo per evocare ogni buona fortuna e dare inizio al flusso delle onde d'amore per Krsna.

Il Caitanya Bhagavata (Madhya 23.76-77) afferma:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare
hare rama hare rama rama rama hare hare
prabhu kahe - kahilan ei mahamantra
iha japa giya sabe kariya nirbandha
iha haite sarba-siddhi haibe sabara
sarva-ksana bala'ithe bidhi nahi ara

"Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Ora vi do questo maha-mantra: Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Cantatelo con sincero entusiasmo. Attraverso il canto di questo mantra, otterrete tutte le perfezioni della vita; perciò continuate a cantarlo incessantemente, poichè non vi sono rigide regole per il canto del maha-mantra".


Verso 2
namnam akari bahudha nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrsi tava krpa bhagavan mamapi
durdaivam idrsam ihajani nanuraga

O MIO SIGNORE, O SUPREMA PERSONALITA' DI DIO, nel Tuo santo nome è racchiusa ogni fortuna per l'essere individuale, e per questa ragione Tu hai molti nomi, come Krsna e Govinda, attraverso i quali Ti espandi personalmente. Tu hai investito questi nomi di tutte le Tue potenze, e per ricordarli non ci sono rigide e difficili regole. Mio caro Signore, benchè Tu abbia elargito tale misericordia sulle anime cadute condizionate insegnando loro generosamente i Tuoi santi nomi, Io sono così sfortunato che canto il Tuo santo nome in modo offensivo, perciò non provo alcuna attrazione per questo canto.

Il canto del santo nome di Sri Krsna si presenta in quattro aspetti: il nome, la forma, la qualità e i divertimenti. II santo nome di Sri Krsna è il seme di ogni gioia, poichè il santo nome e Colui che possiede il nome non sono differenti. Il canto del santo nome rappresenta, sotto ogni aspetto, il più grande beneficio per tutti gli esseri viventi. Ed è per questo che, Sri Krsna Caitanya, rivela gli attributi eccezionali del santo nome. Sri Caitanya Mahaprabhu prega così per invocare in ognuno di noi la fede sincera nel santo nome: "O Signore! O Personalità più Munifica di Dio! Essendo compassionevole verso la con­dizione miserevole delle anime di questo mondo, Tu hai scelto di manifestare il Tuo santo nome, che non è differente dalla Tua Persona.

"Tu hai investito di tutte le Tue potenze spirituali e di tutte le qualità trascendentali, e al massimo grado, il Tuo santo nome, un fatto con­fermato da innumerevoli citazioni dei Veda.
Il santo nome è dotato di potenze spirituali illimitate. Il compimento del karma, del jnana e dello yoga è sempre legato da specifiche regole e restrizioni, e dai fattori del tempo, del luogo e delle circostanze. Tali considerazioni non si applicano invece nel canto e nel ricordo del nome del Signore, e ciò dimostra la straordinaria misericordia del Signore.

Il fatto di non riuscire a sviluppare nemmeno una goccia di attrazione per il santo nome, deve essere sicuramente motivo di serio e grave rincrescimento. Il termine durdaiva, o sfortuna, è sinonimo di offese al santo nome, o namaparadha.

Nel canto del santo nome vi sono dieci offese:

1 ) Criticare e trovare difetti nei devoti o nei sadhu è una grave offesa nei confronti del santo nome.
2) Coloro che cercano di analizzare argomenti trascendentali ser­vendosi dell'intelligenza materiale concludono, a torto, che il nome, la forma, le qualità e i divertimenti di Sri Visnu sono differenti dal Signore stesso, e cercano di imporre o addossare caratteristiche o concetti materiali nell'ambito di argomenti spirituali, o ritengono erroneamente che gli esseri celesti come Siva, Brahma, ecc. siano situati allo stesso livello della Persona Suprema. Il loro canto è offensivo.
3) Considerare il guru, che è realizzato spiritualmente e ha raggiunto la perfezione nel canto del santo nome, come un essere ordinario, e quindi non seguire le sue istruzioni e mancargli di rispetto.
4) Criticare e trovare errori nelle scritture vediche e nei supplementi ai Veda, come i Purana.
5) Considerare immaginarie o esagerate le glorie del santo nome.
6) Considerare il santo nome un'invenzione o una speculazione.
7) Colui che commette attività peccaminose contando sul canto del santo nome per neutralizzarne le conseguenze non potrà mai essere esonerato da questa offesa.
8) Soltanto una persona situata nell'illusione potrà pensare che le attività rituali mondane, come fare la carità, digiunare, osservare voti, dedicarsi alla rinuncia, all'austerità, ecc. siano situate sullo stesso piano dell'attività trascendentale del canto del santo nome.
9) E' un'offesa anche parlare delle glorie del santo nome a coloro che non hanno fede e sono ostili all'ascolto del santo nome.
10) Se, dopo aver ascoltato le meravigliose qualità del santo nome, si mantengono ancora attaccamenti materiali, ciò significa che non si è ancora sviluppato attrazione o interesse per il canto.

E' imperativo evitare queste dieci offese, o namaparadha, nel corso del canto. Colui che s'impegna nel canto non dovrebbe mai cercare di neutralizzare i propri peccati o di acquisire i meriti degli atti pii mediante attività rituali; ciò si spiega con il fatto che in un certo senso, il devoto non ha più il diritto di compiere tali azioni, che d'altronde hanno perso per lui ogni valore e significato. Se un devoto, per cause accidentali, commette namaparadha, allora con il cuore angustiato e sinceramente dispiaciuto dovrebbe rendersi costantemente disponibile al canto, poichè questo è l'unico rimedio in grado di sradicare le offese commesse e di proteggerlo dal pericolo di commetterne altre. Perciò il canto è il migliore rifugio per tutti, poichè rimuove alla radice il desiderio di commettere namaparadha, e consente di elevarsi al più alto livello di krsna prema.


Verso Tre
trnad api sunicena   taror iva sahisnuna
amanina manadena   kirtaniyah sada harih

CHI SI CONSIDERA INFERIORE ALL'ERBA, chi è più tollerante di un albero e non si aspetta onori personali, ma è sempre pronto a offrire ogni rispetto agli altri, può cantare molto facilmente, e senza interruzione, il santo nome del Signore.

Il devoto che canta il santo nome senza offese si orna di quattro qualità molto particolari: una naturale umiltà e gentilezza generati dal completo distacco dalla materia; una compassione pura, libera dall'invidia; un cuore immacolato, libero dal falso prestigio mondano; e un'at­titudine rispettosa verso ogni entità vivente.

Quando il santo nome, si manifesta nel cuore del devoto, questi viene indotto a rifiutare tutto ciò che possa avere qualche attinenza con la mondanità, ed inizia a pensare: Non ho alcun bisogno della vita materiale! Per il fatto di essermi estraniato dal Signore, mi ritrovo legato alla ruota della nascita e della morte ripetute, soffrendo indicibili miserie. Ma ora, per la grazia del Guru e di tutti i Vaisnava, ho realizzato che soltanto mediante il servizio di devozione al Signore Supremo posso trovare sollievo da questo dilemma e ritornare così alla mia posizione originale, naturale ed eterna nella mia identità spirituale, che conduce all'amore per Dio. Per questa ragione, fino a quando non sarò libero dalle catene della schiavitù materiale per la grazia del Signore, mi limiterò ad utilizzare una quantità di materia strettamente necessaria a mantenere l'anima e il corpo insieme.

La Caitanya-caritamrta (Antya-lila, 20.22­26) afferma:
"Queste sono le caratteristiche di colui che canta il maha-mantra Hare Krsna. Benchè sia molto elevato, si considera inferiore all'erba che spunta dal terreno e, come un albero, tollera ogni cosa in due modi. Quando un albero viene abbattuto, non protesta, e anche quando muore per l'arsura non chiede acqua a nessuno. L'albero distribuisce i suoi fiori, i suoi frutti e tutto ciò che possiede a qualsiasi persona. Tollera il calore torrido e i torrenti di pioggia, eppure dà sempre rifugio agli altri. Il vaisnava è libero dall'orgoglio e offre a tutti il suo rispetto, sapendo che Krsna è presente nel cuore di ognuno. Chi canta il santo nome di Sri Krsna in questo modo risveglierà certamente il suo amore latente per i piedi di loto di Krsna".


Verso 4
na dhanam na janam na sundarim
kavitam va jagadisa kamaye
mama janmani janmanisvare
bhavatad bhaktir ahaituki tvayi

O SIGNORE DELL'UNIVERSO, NON DESIDERO ricchezze materiali, seguaci materialisti, una bella moglie o il frutto delle attività interessate descritte con un linguaggio fiorito. Tutto ciò che desidero, vita dopo vita, è di servirTi disinteres­satamente, con amore e devozione.

E' di fondamentale importanza tener presente che sin dall'inizio il sadhaka sincero ascolti attentamente il canto del santo nome dal suo guru, e che successivamente lui stesso canti il santo nome libero da ogni forma di namaparadha. Il processo del canto garantisce che le quattro qualità descritte nello sloka precedente possano sbocciare gradualmente nel suo cuore. Al contrario, l'identità spirituale originale del sadhaka non potrà manifestarsi qualora il suo attaccamento per il piacere sensuale non ven­ga troncato; in tal modo la bhakti, che rappresenta la fragranza intrinseca della potenza hladini del Signore, non potrà essere trasformata in bhava, o sentimento spirituale d'amore.

Le istruzioni di questo sloka hanno lo scopo di dissipare proprio questa ombra della bhakti: "O Signore, non sono alla ricerca di ricchezze (dhanam), seguaci (janam) o versi meravigliosi (sundarim kavitam)". Qui dhanam si riferisce ai benefici degli atti pii ottenuti seguendo strettamente la via del varnasrama-dharma e le conseguenti attività del karma-kanda. Esso fa riferimento inoltre agli oggetti necessari a soddisfare i propri desideri sensuali in questa vita, e allo sforzo di assicurare ulteriormente il lusso e la sensualità nella prossima vita con una nascita nei pianeti celesti. Janam si riferisce alla moglie, figli, servitori, subordinati, amici e parenti.


Verso 5
ayi nanda-tanuja kinkaram
patitam mam visame bhavambudhau
krpaya tava pada pankaja­sthita-
dhuli-sadrsam vicintaya

O MIO SIGNORE, KRSNA, figlio di Maharaja Nanda, lo sono il Tuo eterno servitore, ma a causa delle Mie attività egoistiche sono caduto in quest'orribile oceano d'ignoranza. Ora, Ti prego, concediMi la Tua misericordia incondiziona­ta. ConsideraMi un granello di polvere ai Tuoi piedi di loto.

Qual'è la validità, per un sadaka che ha preso rifugio nel santo nome, di discutere a riguardo delle miserie della vita materiale che egli dovrà affrontare? Per risolvere questo dubbio, Sri Caitanya Mahaprabhu ha composto questo sloka, la cui essenza si esprime nel modo seguente:
"O Signore Krsna, o figlio di Nanda Maharaja, lo sono il Tuo eterno servitore, ma, per effetto delle mie attività passate, mi trovo ora caduto in questo terribile oceano dell'esistenza materiale. Lussuria, avidità, collera, invidia, ecc. sono i miei avversari, che mi aspettano al varco nelle acque come enormi pesci pronti a divorarmi. Le onde turbolente di vane spe­ranze e di inutili ansietà mi fanno sballottare di qua e di là, rendendo miserabile la mia vita. Sferzanti burrasche di cattive associazioni non fanno che aumentare ancora di più questa sofferenza. Perciò, in una simile condizione, non vedo altri che Te come mio soccorritore. Talvolta si vedono mucchi di alghe che galleggiano sulle acque - sono le erbacce di karma, jnana, yoga, austerità, ecc. E' mai stato possibile per chiunque attraversare il possente oceano con l'aiuto di simili relitti meschini? Nel tentativo di attraversare quest'oceano, alcuni hanno cercato di aggrapparsi a tali erbacce, ma, sfortunatamente, ogni cosa, compresa la persona, affonda come un peso morto. In realtà posso vedere che, all'infuori della Tua illimitata misericordia, non c'è altra possibilità di salvezza.

Verso 6
nayanam galad-asru-dharaya
vadanam gadgada-ruddhaya-gira
pulakair nicitam vapuh kada
tava nama-grahane bhavisyati

MIO CARO SIGNORE, quando i Miei occhi si orneranno di, un flusso incessante di lacrime recitando il Tuo santo nome? Quando la Mia voce si spezzerà e i peli sul mio corpo si rizzeranno per la gioia trascendentale al canto del Tuo santo nome?

I cinque sloka precedenti hanno esaminato i seguenti argomenti: La vita spirituale comincia con sraddha, o fede sincera, seguita da sadhu-­sanga, compagnia delle persone sante, il processo del servizio devozionale in nove aspetti che inizia con l'ascolto, il canto, il ricordo e così via. L'argomento seguente è la scienza della realizzazione spirituale, che distrugge l'ignoranza e tutti gli ostacoli indesiderati. In seguito, sono stati delineati anche nistha (determinazione), ruci (gusto), asakti (attaccamento) e bhava (emozioni spirituali). E' stato quindi illustrato in che modo, con l'ausilio della pura bhakti, essenza della hladini-sakti del Signore, l'essere vivente può riacquistare con un proces­so graduale la sua svarupa, o forma spirituale originale. Nel momento in cui la jiva raggiunge lo stadio di bhava, il puro servizio devozionale ha raggiunto il suo apice, poichè si è tramutato in un servizio continuo e inin­terrotto. Bhava è noto anche come rati, o attrazione, e viene descritto come il germoglio che successivamente sboccia nella piena fioritura della prema-bhakti, o pura devozione d'amore. Tra i nove aspetti del servizio di devozione, la cui pratica ha avuto inizio nello stadio di sadhana-bhakti, è il canto del nome di Krsna che si intensifica particolarmente nello stadio di bhava.

Sri Caitanya Mahaprabhu prega: "O Krsna, O figlio di Maharaja Nanda, quando i Miei occhi saranno decorati con lacrime d'amore al canto del Tuo santo nome? Quando la Mia voce si spezzerà con emozioni estatiche? Quando sarò sopraffatto da tremiti e i peli in tutto il mio corpo si rizzeranno? O Signore, sii misericordioso, e fa in modo che questi sintomi di estasi possano decorare il Mio corpo al canto dei Tuoi nomi!"

Verso 7
yugayitam nimesena
caksusa pravrsayitam
sunyayitam jagat sarvam
govinda-virahena me

MIO SIGNORE GOVINDA, anche un solo momento in Tua assenza sembra durare un'eternità. Le lacrime scorrono dai Miei occhi come torrenti di pioggia e tutto il mondo Mi sembra vuoto.

Quando rati-bhakti raggiunge lo stadio di sthayi-bhava, o il livello delle emozioni spirituali costanti, mescolandosi con gli altri quattro bhava - vibhava, anubhava, sattvika e vyabhicari - si trasforma in bhaki-rasa, o il dolce sentimento del servizio devozionale. A questo stadio, i sintomi di anubhava e sattvika-bhava trovano la loro piena espressione. Nella descrizione di prema, Srila Rupa Gosvami scrive nel Bhakti-rasamrta­sindhu:
"Lo stadio di bhava-bhakti che, sin dal suo primo apparire, turba il cuore così tanto da scioglierlo e trasformarlo in un sublime balsamo d'amore, consente di raggiungere molto facilmente i più alti sentimenti di felicità divina, e genera un intenso desiderio di avvicinarsi a Krsna. Le anime perfette definiscono prema questa estasi travolgente".
Da questa, affermazione risulta evidente che intensa attrazione, pro­fondo affetto e dedizione spontanea per Sri Krsna sono sinonimi di prema, amore per Dio.

La relazione tra visaya, o l'oggetto d'amore (Krsna) e asraya, o la di­mora di tale amore (il devoto), viene scambiata attraverso cinque princi­pali rasa, o sentimenti, ovvero neutrale, di servizio, di amicizia, di affetto parentale e amorosa. Tra questi principali rasa, quello amoroso, o madhurya­rasa, occupa la posizione più eccellente. Man mano che madhurya-rasa aumenta d'intensità, manifesta, uno dopo l'altro, differenti aspetti e meraviglie dell'amore divino.

In questo sloka, Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha dato molto succintamente, come l'oceano racchiuso in una bottiglia, un prospetto dell'elaborata dissertazione sulle differenti gradazioni delle più sublimi relazioni d'amore con il Signore Supremo.

Nella Caitanya-caritamrta (Antya-lila, 20.40-41) Sri Caitanya a Mahaprabhu dice:
"In questo stato ansioso le giornate sembrano senza fine, e un secon­do sembra un'eternità. I Miei occhi, che versano lacrime incessanti, sono simili a nuvole nella stagione delle piogge. Per l'assenza di Govinda i tre mondi sono vuoti e desolati, e Mi sento come se bruciassi nel fuoco".

Verso Otto
aslisya va pada-ratam pinastu mam
adarsanam marma-hatam karotu va
yatha tatha va vidadhatu lampato
mat prana-nathas tu sa eva naparah

POSSA KRSNA STRINGERE A SE' questa Sua servitrice che si è gettata ai Suoi piedi di loto. Può calpestarMi o spezzarMi il cuore sottraendoSi alla Mia vista. In fin dei conti è un dissoluto, e può fare tutto ciò che vuole, eppure resta sempre il Signore adorato del Mio cuore.

Questo ultimo sloka descrive il livello di coscienza che la jiva può sviluppare quando raggiunge la sublime piattaforma di krsna prema. Io non conosco nessun altro all’infuori di Krsna ed Egli rimarrà il mio Signore sia che mi avvolga nel suo possente abbraccio o mi spezzi il cuore non apparendo mai davanti a me. Egli è totalmente libero di agire come vuole, ma rimarrà per sempre, incondizionatamente, l’adorabile Signore della mia vita”.

La conclusione è che allo stadio di prema, Krsna diventa la vita, l'anima, e il più grande tesoro del devoto. A questo livello i sublimi scam­bi di amore tra il devoto e il Signore, grazie alla reciproca attrazione, giungono in piena fioritura.