giovedì 2 gennaio 2014

Il PRANAVA (OM)



Il primo mantra è il pranava(pra-prima  nava da na-suono) om. I Veda definiscono l'om come l'origine e la sorgente di tutta la creazione. Per questa ragione, om precede ogni mantra vedico. Om si espande nei vyahrti (bhuh, bhuvah, svah) che indicano l'intera creazione: la Terra e i sistemi planetari inferiori, la regione del cielo e i sistemi planetari superiori. I vyahrti (i 7 mondi) quindi si espandono nel mantra Brahma-gàyàtrì, e il Gàyàtrì si espande nei Veda.
Il pranava om, i vyahrti (i 7 mondi), e il Brahma-gàyàtrì insieme costituiscono l'essenza dei Veda, e i mantra principali. La recitazione di questi mantra è alla base dell'elevazione spirituale nella cultura vedica da tempo immemorabile. Om, la sacra sillaba della connessione, è un mantra (bija) seme ricordato in tutta la letteratura vedica e pronunciato da tutte le varietà di trascendentalisti. E' anche stato introdotto in numerose lingue per indicare Dio. In Inglese, tutte le descrizioni importanti di Dio hanno om come loro radice. Om entra nella lingua inglese come il prefisso 'omni' ['onni' in Italiano]. Perciò parole come onnipresente [omnipresent], onnipotente [omnipotent] e onnisciente [omniscient] sono valide descrizioni di Dio e tutte iniziano con la radice om. I Cristiani terminano le loro preghiere con Amen, da om, e i musulmani dicono Amin, indicando Dio.
"In ogni respiro l'uomo lo emette e lo ripete involontariamente e inevitabilmente. Ogni vibrazione del corpo e dell'universo emerge da om. Un bambino grida om! om! L'oceano ruggisce om! om! Le api ronzano om! om! Il musicista canticchia (a bocca chiusa) om! om! Om è l'espressione del ricercatore della Verità. Om è i Veda, la saggezza di Dio. Om è il nada, il suono di Dio. Om è la parola eterna e indistruttibile". (Gayatrì, La meditazione più elevata)
Sri Caitanya Mahàprabhu e i Gaudiya vaisnava hanno rivelato in pieno il suo significato spirituale. Nella Bhagavad-gita Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema Persona, dice: pranavah sarva vedesu - "Io sono la sillaba om ricordata in tutti i Veda". Oltre a indicare Dio, il Signore Supremo, om non è differente dal suono del flauto di Krsna. Sfortunatamente, la maggior parte della gente di oggi ha una concezione impersonale della sacra sillaba om.
Srila Bhaktivedanta Swami afferma che om significa Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema. "L'omkara, detto anche pranava, cioè il suono trascendentale con cui s'inizia (che introduce) ogni mantra vedico, si rivolge al Signore Supremo. Poiché gli impersonalisti hanno timore di rivolgersi al Signore Supremo Krishna pronunciando i Suoi innumerevoli nomi, preferiscono vibrare il trascendentale suono dell'omkara senza sapere che anch'esso è la trasposizione sonora di Krishna.
A causa dell'influenza assai diffusa delle filosofie impersonali, la maggior parte delle persone crede che lo scopo della meditazione su om sia di abbandonare la propria identità individuale e fondersi nel Brahman Supremo.
Le Upanisad, comunque, e gli acarya Gaudiya vaisnava realizzati, come Sri Jìva Gosvami, rivelano che om, oltre a indicare il Signore Supremo, Krishna, comprende anche le Sue energie personali o sakti nella forma della Sua potenza divina di piacere, Srimati Radhika, e i Suoi servitori eterni, i jiva-saktì o esseri individuali. "Om è una combinazione delle lettere A, U, M. La lettera 'A' si riferisce a Krishna; 'U' si riferisce a Radha; 'M' si riferisce alla Jiva (l'essere individuale)". (Gayatri-vyakhya-vivrtti)
"I Gosvami affermano che il pranava omkara è la completa rappresentazione di Dio, la Persona Suprema. Essi hanno analizzato l'omkara in termini dei suoi costituenti alfabetici come segue: omkara è una combinazione delle lettere a, u, m. A-karenocyate krsnah: la lettera a (a-kara) si riferisce a Krishna, che è sarva-lokaika-nayakah, il maestro di tutti gli esseri viventi e di tutti i pianeti materiali e spirituali. Nàyaka significa 'guida'. Egli è la guida suprema (nityo nityanam cetanas cetananam eko bahunam yo vidadhati kaman, tam atmastham yenupasyanti dhiras; tesam santis sasvati netaresam
Il supremo eterno tra tutti gli eterni, il supremamente cosciente tra tutte le entita' viventi coscienti: e' quel supremo che soddisfa i desideri di tutti e il saggio sobrio che lo percepisce all’interno di se sperimenta la vera pace; non gli altri. (Katha Upanisad, 2.2.13).
 La lettera u (u-kàra) indica Srimati Ràdhàràni, la potenza di piacere di Krsna, e m (ma-kàra) indica gli esseri viventi (Jìva). Così om è la completa unione di Krsna, della Sua potenza e dei Suoi servitori eterni.
"In altre parole, omkara rappresenta Krsna, il Suo nome, la Sua fama, i Suoi divertimenti, le Sue espansioni, i Suoi devoti, le Sue potenze, ciò che Lo circonda e tutto ciò che a Lui appartiene. Sarva-visva-dhama: ['omkara è il sostegno di ogni cosa, proprio come Krsna è il sostegno di ogni cosa (brahmano hi pratisthaham). (Caitanya-caritamrta Adi 7.128 spieg.)
In realtà la sillaba divina om non ha niente a che fare con la percezione impersonale. I seguenti versi del Gopala-tapani Upanisad confermano chiaramente che om significa Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema. "La vibrazione sonora om indica il catur-vyuha-tattva di Sankarsana (Sri Balarama), Pradyumna, Aniruddha e Vasudeva (Sri Krishna). Allo stesso modo in cui om trascende le tre influenze della natura materiale, si deve sapere che anche noi siamo al di là dell'identità del corpo materiale: (Jivera svarupa haya krsnera nitya dasa - La posizione costituzionale dell'essere vivente (jiva) e' quella di eterno servitore del Signore C.C. Mad 20.108 e 109). Questa coscienza deve essere mantenuta costantemente.
"La lettera 'A' indica Balarama, il figlio di Rohini e l'essenza dell'universo intero; 'U' indica Pradyumna, l'Anima Suprema dell'universo; 'M' indica Aniruddha, l'Anima Suprema in tutti gli esseri individuali sparsi nell'universo. Il punto sopra la m (anusvàra) indica Sri Krishna, l'origine di tutte le incarnazioni". (Gopala-tapani Upanisad)
Oltre a sostenere la spiegazione di Sri Jiva Gosvami che om rappresenta Radha e Krsna, il Gopala-tapani Upanisad afferma ulteriormente che il seme dei divertimenti eterni di Krishna è insito nel mantra (bija) seme om. "I saggi illuminati dichiarano che la svampa-sakti di Bhàgavan Sri Krishna, o Sri Radha, essendo il mula-prakrti originale, non è differente da om. Anche Gopala Krishna, che è il creatore, il mantenitore e il distruttore dell'universo, non è differente da om". (Gopala-tapani Upanisad v. 58)
Anche gli acarya spiegano che nella mantra (bija) seme om, che è una combinazione delle tre sillabe A-U-M, A esprime la forma del Signore Supremo Visnu; U esprime la forma della Sua consorte Sri, la madre e il sostegno del mondo intero; M esprime l'anima individuale, o il servitore che dipende da Sri Visnu e da Sri, e da nessun altro.
"Tutto il significato contenuto nel suono supremo omkara è ulteriormente compreso nel Gayatri mantra. Questo stesso significato è elaboratamente spiegato nello Srimad Bhagavatam nei quattro versi conosciuti come i catuh-sloki, che iniziano con aham evàsam evagre. La vibrazione sonora omkara è la radice della conoscenza vedica. Questo omkara è conosciuto come maha-vakya, o suono supremo. Qualsiasi significato si trovi in quel suono supremo omkara è ulteriormente compreso nel Gayatri mantra". (Caitanya-carìtamrta Madhya 25.97)

IL MAHA MANTRA HARE KRISHNA il supremo canto della liberazione


nama cintamani krishna  caitanya-rasa-vigraha
purna suddho nitya-mukto  ’bhinnatvan nama-naminoh

Il santo nome del Signore è totalmente identico al Signore, non parzialmente. La parola Purna significa "completo." Il Signore è onnipotente e onnisciente, allo stesso modo, il Suo nome, forma, qualità, parafernalia e tutto ciò che lo riguarda sono completi, puri, eterni ed esenti da ogni contaminazione materiale. (Padma Purana)

hare krishna hare krishna krishna krishna hare hare
hare rama hare rama rama rama hare hare
iti sodasakam namnam  kali-kalmasa-nashanam
natah parataropayah  sarva-vedesu driyate

"I sedici nomi del maha-mantra Hare Krishna — Hare Krishna Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare — distruggono le iniquità dell'era di Kali. Questa è la conclusione definitiva di tutti i Veda."  Kali-santarana Upanisad

kaler dosa-nidhe rajan   asti hy eko mahan gunah
kirtanad eva krsnasya   mukta-sangah param vrajet

Mio caro re, anche se Kali-yuga è un oceano di difetti, c'è ancora una buona qualità in questa era, semplicemente cantando l'Hare Krishna Mahamantra si può diventare liberi dalla schiavitù materiale e essere promosso al regno trascendentale." S.Bh.12.3.51 Sukadeva Goswami a Pariksit Maharaja"

krsna-varnam tvisakrsnam sangopangastra-parsadam
yajnaih sankirtana-prayair yajanti hi sumedhasah

“Nell’era di Kali, le persona intelligenti praticano il sankirtana (il canto congregazionale) per adorare l’incarnazione divina che costantemente recita il nome di Krsna. Sebbene la sua carnagione non sia scura, Egli è Krsna stesso. E’ accompagnato dai Suoi associati, servitori, armi e compagni confidenziali.”  S.Bh.11.5.32

harer nama harer nama  harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva  nasty eva gatir anyatha

"In quest'epoca di discordia ed ipocrisia, l'unico modo per liberarsi e' il canto del santo nome del Signore. Non c'e' altro modo, non c'e' altro modo, non c'e' altro modo".
(Sri Caitanya Caritamrita, Adi lila 17.21)

tunde tandavini ratim vitanute tundavali-labdhaye
karna-kroda-kadambini ghatayate karnarbudebhyah sprham
cetah-prangana-sangini vijayate sarvendriyanam krtim
no jane janita kiyabdhir amrtaih krsneti varna-dvayi

Io non so quanto nettare abbiano prodotto le due sillabe Krish-na. Quando è cantato, il
Santo Nome di Krishna sembra che danzi in bocca, e allora desideriamo avere molte bocche. Quando quel Nome penetra nell'orecchio, desideriamo avere milioni di orecchie, e quando danza nel cortile del cuore, conquista la mente e rende inerti tutti i sensi.
Vidagdha-madhava I 15 H
 
evam-vratah sva-priya-nama-kirtya
jatanurago druta-citta uccaih
hasaty atho roditi rauti gayati
unmada-van nrtyati loka-bahyah

Cantando il santo nome del Signore Supremo, si giunge allo stadio di amore per Dio. A questo punto il devoto fa il voto di essere un eterno servitore del Signore, ed egli diventa gradualmente molto attaccato a un particolare nome e forma della Persona Suprema. Il suo cuore si scioglie di amore estatico, a volte ride molto forte o piange. A volte canta e danza come fosse pazzo, incurante di chi lo osserva, perchè è indifferente all'opinione della gente. (Srimad - Bhagavatam 11.2.40)

Preparazione al canto

Prima di impegnarsi nel canto del Santo Nome del Signore si dovrebbe osservare se la propria mente è agitata da turbamenti (offese, incomprensioni, vittimismo, orgolio, comportamento inadeguato, ecc) bisognerebbe allora con mente calma, determinata e fiduciosa cercare di sciogliere questi nodi, almeno per il "momento" nel proprio cuore. Certi della comprensione e compassione del Santo Nome.

Nella Bhagavad-Gita Sri Krishna per due volte ripete ad Arjuna (man-mana - pensa sempre a me) Questa è l’unica volta in tutta la Bhagavad-Gita in cui il Signore Supremo ripete due volte la stessa istruzione, perché? Vuole essere sicuro che Arjuna comprenda l’importanza fondamentale di ciò.
Similmente nella recitazione o canto del Maha Mantra Hare Krishna è assolutamente necessario ascoltare attentamente senza distrazione mentale la pronuncia del Mantra. Avrete notato che se recitando “o cantando” si ascolta attentamente, le attività della mente vengono completamente conquistate (le attività della mente sono: pensare,sentire e volere), cioè offerte nel fuoco del sacrificio per il piacere del Signore. (La mente non può compiere, “con attenzione”,  più di una attività per volta) L’intensità e coinvolgimento di un innamorato-a che sussurra parole d’amore all’amata-o sono ineguagliabili. Anche se ancora non possediamo tale sentimento amoroso per il Signore, le scritture e i grandi santi concordano nell’affermare che se offriremo il nostro: pensare, sentire e volere, il Signore stesso si occuperà di conquistare il nostro cuore. Dobbiamo solo crederci e farlo.

Japa, kirtana e sankirtana
Di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati

Il japa vero e proprio è possibile soltanto nella mente. Solo così si potrà ottenere la perfezione desiderata. Il canto compiuto con il movi­mento delle labbra in modo che si possa sentire è detto kirtana; è più efficace del japa e dona il più grande beneficio a colui che l'ascolta. San­kirtana significa "kirtana completo": eseguendo il sankirtana, non è necessario compiere nessun'altra attività devozionale. Il kirtana parziale o incompleto del santo nome di Sri Krsna non è allo stesso livello del sankirtana. Il canto imperfetto del nome di Krsna non è in grado di determi­nare negli esseri viventi il cambiamento ottimale necessario a dare un'im­pronta spirituale alla loro vita. Questo tipo di canto li indurrà a dubitare dell'efficacia e della potenza del kirtana. Perciò sia vittorioso il perfetto e com­pleto canto del santo nome di Krsna.

Sri Siksastaka
Estratti dall’opera di Srila Bhaktivinoda Thakura

Verso 1
  ceto-darpana-marjanam bhava-mahadavagni-nirvapanam
  sreyah-kairava-candrika-vitaranam vidya-vadhu jivanam
  anandambudhi-vardhanam prati padam purnamrtasvadanam
  sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam

POSSA IL CANTO DEL SANTO NOME DI SRI KRSNA, che può purificare lo specchio del cuore e mettere fine alle sofferenze della foresta in fiamme dell'esistenza materiale, essere vittorioso. Questo canto è la luna crescente che diffonde il loto bianco della fortuna per tutti gli esseri viventi. E' la vita e l'anima di ogni conoscenza. Il canto del santo nome di Krsna espande il felice oceano della vita trascendentale. Tale canto ha su ognuno un effetto rinfrescante, e permette di gustare fino in fondo il nettare, in ogni istante.

Nella quarta riga di questo primo sloka, la parola param denota il processo del canto del Maha Mantra Hare Krsna, che è infinita­mente purificatore, ed è perciò la forma di benedizione più elevata. Il canto del Maha Mantra Hare Krsna mantiene la sua posizione preminente in tutti i differenti stadi del progresso spirituale, iniziando da sraddha (fede), sadhu sanga (associazione di persone sante), bhajana-kriya (servizio di devozione nella pratica), e così via. Occorre tener presente che il canto condotto in un puro sentimento devozionale non è mai da confondersi con il facile sentimentalismo o con il canto pseudo-devozio­nale.

Lo Srimad Bhagavatam afferma:
"Solamente nell'associazione dei Miei puri devoti le discussioni sulle Mie glorie trascendentali diventano spiritualmente efficaci e fanno nascere nel più profondo del cuore sentimenti di amore devozionale".
Questa citazione mette in risalto le virtù dell'associazione santa, perchè il santo nome del Signore, la Sua forma, le Sue qualità e le Sue attività sono glorificati in modo perfetto quando siamo circondati della giusta compagnia.

Ascoltate come il canto del Maha Mantra Hare Krsna risulti sempre vittorioso anche nel mondo materiale, creazione dell'energia esterna del Signore. Le scritture enfatizzano l'aspetto assoluto e non-duale della Verità Assoluta. Leggiamo negli sruti-sastra: "Soltanto l'Uno, sostanza non-duale (il Dio supremo) esisteva prima della creazione". E ancora: “Non esiste alcuna varietà all'infuori del brahman non-duale". Queste citazioni stabiliscono essenzialmente l'aspetto impersonale, onnipervadente della Verità Assoluta, mentre l’aforisma “tutto è brahman” in realtà sottolinea il principio secondo cui l'eterna e suprema Verità Assoluta è personale e differen­ziata.
Com'è possibile dimostrare ciò? Prendendo in considerazione simultaneamente il concetto del personalismo differenziato e quello dell'impersonalismo non differenziato, risulterà percettibile in misura preminen­te l'aspetto personale, mentre l'aspetto impersonale non può essere percepito a causa della sua natura non differenziata. L'aspetto personale della Verità Assoluta è quindi predominante. L'Uno, la Verità Assoluta, si manifesta eternamente in quattro aspetti: la Sua forma originale trascendentale, la Sua potenza esterna e onnipervadente, gli esseri viventi e come fonte originale di ogni esistenza.

Il verso che inizia con ceto-darpana-marjanam descrive la natura trascendentale e originale della jiva. La jiva è parte integrante, ma infinitesimale della Suprema Verità Assoluta. La sua natura trascen­dentale è caratterizzata da ego puro, anima pura e forma pura. Tale natura, tuttavia, rimane condizzionata dall'ignoranza non appena la jiva si allontana da Dio e prende in considerazione l'eventualità di godere dell'energia materiale. Perciò l'anima è stata paragonata ad uno specchio: proprio come non è possibile osservare il proprio viso su uno specchio ricoperto di polvere, così non è possibile osservare il nostro vero volto sullo specchio della coscienza quando essa è ricoperta dalla polvere dell'ignoranza. Iniziando a compiere il canto e l'ascolto del Maha Mantra Hare Krsna sotto il diretto controllo della Sua potenza di piacere spirituale (hladini), la contaminazione materiale e l'ignoranza vengono completamente sradicati. In tal modo la coscienza pura della jiva, che è una funzione del suo puro ego, può manifestarsi e la jiva sarà in grado di vedere con assoluta chiarezza i cinque principi fondamentali dell'esisten­za riflessi sullo specchio del suo puro ego: il Creatore Supremo, la jiva, prakrti (natura), kala (tempo) e karma (azione e reazione). Il riflesso della propria identità originale potrà essere così osservato sullo specchio della sua pura coscienza senza alcuna distorsione.

A quale stadio evolutivo della coscienza corrisponde l'acquisizione della pura iden­tità spirituale (sva-dharma) da parte di una persona che ha raggiunto il livello della pura devozione? Sri Caitanya Mahaprabhu risponde affermando, vidya-vadhu jivanam, "la vita di ogni conoscenza trascen­dentale". La sakti del Signore Supremo si presenta in due aspetti: vidya, o conoscenza, e avidya, o ignoranza. La svarupa-sakti di Sri Krsna, o la potenza interna spirituale, è detta vidya, mentre la Sua potenza esterna, maha-maya, è detta avidya. Ed è quest'ultima ad essere incaricata della creazione materiale e che ricopre la svarupa dell'anima. Non appena i primi raggi della pura devozione appaiono infine sull'orizzonte del cuore, il sadhaka che segue sinceramente il metodo del canto e dell'ascolto vedrà la potenza dell'avidya eclissarsi grazie all'intercessione di bhakti-devi, la dea del puro servizio di devozione, la quale sradica ogni desiderio materiale indesiderato. Infondendo la conoscenza spirituale nell'anima, Ella distrugge le coperture grossolane e sottili della jiva, permettendole di manifestare contemporaneamente la propria forma spirituale originale. Ciò dimostra che il nome di Krsna il Maha Mantra è la vita stessa della conoscenza trascendentale, vidya-vadhu jivanam.

Quando il corpo grossolano e sottile delle anime spirituali viene completamente distrutto, la jiva si trova nuovamente situata nella sua purezza originale. Sebbene la jiva sia anu, infinitesimale, la felicità che le è propria non è così ridotta. Per risolvere questo equivoco, Sri Caitanya Mahaprabhu aggiunge: anandambudhi-vardhanam, "un oceano di felicità in continua espansione". In altre parole, il Maha Mantra espande senza fine la felicità spirituale inerente all'anima, la quale può così stabilirsi in uno dei sentimenti spirituali: dasya, sakhya, vatsalya o madhurya (servizio, amicizia, affetto parentale e amore coniugale). Situata nel suo eterno sentimento spirituale, la jiva inizia ad assaporare nettare, illimitatamente, ad ogni passo della sua relazione trascendentale e dei suoi scambi di emozioni d'amore con il Signore Supremo. L'affascinante bellezza, le qualità divine e i divertimenti sublimi del Signore Supremo Sri Krsna sono eterni ed infinitamente estatici.

La Sri Caitanya Caritamrta afferma (Antya-lila, 20.11-13):
"Col semplice canto del Maha Mantra Hare Krsna ci si può liberare da tutte le abitudini indesiderabili. Questo è il metodo per evocare ogni buona fortuna e dare inizio al flusso delle onde d'amore per Krsna.

Il Caitanya Bhagavata (Madhya 23.76-77) afferma:

hare krsna hare krsna krsna krsna hare hare
hare rama hare rama rama rama hare hare
prabhu kahe - kahilan ei mahamantra
iha japa giya sabe kariya nirbandha
iha haite sarba-siddhi haibe sabara
sarva-ksana bala'ithe bidhi nahi ara

"Sri Caitanya Mahaprabhu disse: “Ora vi do questo maha-mantra: Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Cantatelo con sincero entusiasmo. Attraverso il canto di questo mantra, otterrete tutte le perfezioni della vita; perciò continuate a cantarlo incessantemente, poichè non vi sono rigide regole per il canto del maha-mantra".


Verso 2
namnam akari bahudha nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrsi tava krpa bhagavan mamapi
durdaivam idrsam ihajani nanuraga

O MIO SIGNORE, O SUPREMA PERSONALITA' DI DIO, nel Tuo santo nome è racchiusa ogni fortuna per l'essere individuale, e per questa ragione Tu hai molti nomi, come Krsna e Govinda, attraverso i quali Ti espandi personalmente. Tu hai investito questi nomi di tutte le Tue potenze, e per ricordarli non ci sono rigide e difficili regole. Mio caro Signore, benchè Tu abbia elargito tale misericordia sulle anime cadute condizionate insegnando loro generosamente i Tuoi santi nomi, Io sono così sfortunato che canto il Tuo santo nome in modo offensivo, perciò non provo alcuna attrazione per questo canto.

Il canto del santo nome di Sri Krsna si presenta in quattro aspetti: il nome, la forma, la qualità e i divertimenti. II santo nome di Sri Krsna è il seme di ogni gioia, poichè il santo nome e Colui che possiede il nome non sono differenti. Il canto del santo nome rappresenta, sotto ogni aspetto, il più grande beneficio per tutti gli esseri viventi. Ed è per questo che, Sri Krsna Caitanya, rivela gli attributi eccezionali del santo nome. Sri Caitanya Mahaprabhu prega così per invocare in ognuno di noi la fede sincera nel santo nome: "O Signore! O Personalità più Munifica di Dio! Essendo compassionevole verso la con­dizione miserevole delle anime di questo mondo, Tu hai scelto di manifestare il Tuo santo nome, che non è differente dalla Tua Persona.

"Tu hai investito di tutte le Tue potenze spirituali e di tutte le qualità trascendentali, e al massimo grado, il Tuo santo nome, un fatto con­fermato da innumerevoli citazioni dei Veda.
Il santo nome è dotato di potenze spirituali illimitate. Il compimento del karma, del jnana e dello yoga è sempre legato da specifiche regole e restrizioni, e dai fattori del tempo, del luogo e delle circostanze. Tali considerazioni non si applicano invece nel canto e nel ricordo del nome del Signore, e ciò dimostra la straordinaria misericordia del Signore.

Il fatto di non riuscire a sviluppare nemmeno una goccia di attrazione per il santo nome, deve essere sicuramente motivo di serio e grave rincrescimento. Il termine durdaiva, o sfortuna, è sinonimo di offese al santo nome, o namaparadha.

Nel canto del santo nome vi sono dieci offese:

1 ) Criticare e trovare difetti nei devoti o nei sadhu è una grave offesa nei confronti del santo nome.
2) Coloro che cercano di analizzare argomenti trascendentali ser­vendosi dell'intelligenza materiale concludono, a torto, che il nome, la forma, le qualità e i divertimenti di Sri Visnu sono differenti dal Signore stesso, e cercano di imporre o addossare caratteristiche o concetti materiali nell'ambito di argomenti spirituali, o ritengono erroneamente che gli esseri celesti come Siva, Brahma, ecc. siano situati allo stesso livello della Persona Suprema. Il loro canto è offensivo.
3) Considerare il guru, che è realizzato spiritualmente e ha raggiunto la perfezione nel canto del santo nome, come un essere ordinario, e quindi non seguire le sue istruzioni e mancargli di rispetto.
4) Criticare e trovare errori nelle scritture vediche e nei supplementi ai Veda, come i Purana.
5) Considerare immaginarie o esagerate le glorie del santo nome.
6) Considerare il santo nome un'invenzione o una speculazione.
7) Colui che commette attività peccaminose contando sul canto del santo nome per neutralizzarne le conseguenze non potrà mai essere esonerato da questa offesa.
8) Soltanto una persona situata nell'illusione potrà pensare che le attività rituali mondane, come fare la carità, digiunare, osservare voti, dedicarsi alla rinuncia, all'austerità, ecc. siano situate sullo stesso piano dell'attività trascendentale del canto del santo nome.
9) E' un'offesa anche parlare delle glorie del santo nome a coloro che non hanno fede e sono ostili all'ascolto del santo nome.
10) Se, dopo aver ascoltato le meravigliose qualità del santo nome, si mantengono ancora attaccamenti materiali, ciò significa che non si è ancora sviluppato attrazione o interesse per il canto.

E' imperativo evitare queste dieci offese, o namaparadha, nel corso del canto. Colui che s'impegna nel canto non dovrebbe mai cercare di neutralizzare i propri peccati o di acquisire i meriti degli atti pii mediante attività rituali; ciò si spiega con il fatto che in un certo senso, il devoto non ha più il diritto di compiere tali azioni, che d'altronde hanno perso per lui ogni valore e significato. Se un devoto, per cause accidentali, commette namaparadha, allora con il cuore angustiato e sinceramente dispiaciuto dovrebbe rendersi costantemente disponibile al canto, poichè questo è l'unico rimedio in grado di sradicare le offese commesse e di proteggerlo dal pericolo di commetterne altre. Perciò il canto è il migliore rifugio per tutti, poichè rimuove alla radice il desiderio di commettere namaparadha, e consente di elevarsi al più alto livello di krsna prema.


Verso Tre
trnad api sunicena   taror iva sahisnuna
amanina manadena   kirtaniyah sada harih

CHI SI CONSIDERA INFERIORE ALL'ERBA, chi è più tollerante di un albero e non si aspetta onori personali, ma è sempre pronto a offrire ogni rispetto agli altri, può cantare molto facilmente, e senza interruzione, il santo nome del Signore.

Il devoto che canta il santo nome senza offese si orna di quattro qualità molto particolari: una naturale umiltà e gentilezza generati dal completo distacco dalla materia; una compassione pura, libera dall'invidia; un cuore immacolato, libero dal falso prestigio mondano; e un'at­titudine rispettosa verso ogni entità vivente.

Quando il santo nome, si manifesta nel cuore del devoto, questi viene indotto a rifiutare tutto ciò che possa avere qualche attinenza con la mondanità, ed inizia a pensare: Non ho alcun bisogno della vita materiale! Per il fatto di essermi estraniato dal Signore, mi ritrovo legato alla ruota della nascita e della morte ripetute, soffrendo indicibili miserie. Ma ora, per la grazia del Guru e di tutti i Vaisnava, ho realizzato che soltanto mediante il servizio di devozione al Signore Supremo posso trovare sollievo da questo dilemma e ritornare così alla mia posizione originale, naturale ed eterna nella mia identità spirituale, che conduce all'amore per Dio. Per questa ragione, fino a quando non sarò libero dalle catene della schiavitù materiale per la grazia del Signore, mi limiterò ad utilizzare una quantità di materia strettamente necessaria a mantenere l'anima e il corpo insieme.

La Caitanya-caritamrta (Antya-lila, 20.22­26) afferma:
"Queste sono le caratteristiche di colui che canta il maha-mantra Hare Krsna. Benchè sia molto elevato, si considera inferiore all'erba che spunta dal terreno e, come un albero, tollera ogni cosa in due modi. Quando un albero viene abbattuto, non protesta, e anche quando muore per l'arsura non chiede acqua a nessuno. L'albero distribuisce i suoi fiori, i suoi frutti e tutto ciò che possiede a qualsiasi persona. Tollera il calore torrido e i torrenti di pioggia, eppure dà sempre rifugio agli altri. Il vaisnava è libero dall'orgoglio e offre a tutti il suo rispetto, sapendo che Krsna è presente nel cuore di ognuno. Chi canta il santo nome di Sri Krsna in questo modo risveglierà certamente il suo amore latente per i piedi di loto di Krsna".


Verso 4
na dhanam na janam na sundarim
kavitam va jagadisa kamaye
mama janmani janmanisvare
bhavatad bhaktir ahaituki tvayi

O SIGNORE DELL'UNIVERSO, NON DESIDERO ricchezze materiali, seguaci materialisti, una bella moglie o il frutto delle attività interessate descritte con un linguaggio fiorito. Tutto ciò che desidero, vita dopo vita, è di servirTi disinteres­satamente, con amore e devozione.

E' di fondamentale importanza tener presente che sin dall'inizio il sadhaka sincero ascolti attentamente il canto del santo nome dal suo guru, e che successivamente lui stesso canti il santo nome libero da ogni forma di namaparadha. Il processo del canto garantisce che le quattro qualità descritte nello sloka precedente possano sbocciare gradualmente nel suo cuore. Al contrario, l'identità spirituale originale del sadhaka non potrà manifestarsi qualora il suo attaccamento per il piacere sensuale non ven­ga troncato; in tal modo la bhakti, che rappresenta la fragranza intrinseca della potenza hladini del Signore, non potrà essere trasformata in bhava, o sentimento spirituale d'amore.

Le istruzioni di questo sloka hanno lo scopo di dissipare proprio questa ombra della bhakti: "O Signore, non sono alla ricerca di ricchezze (dhanam), seguaci (janam) o versi meravigliosi (sundarim kavitam)". Qui dhanam si riferisce ai benefici degli atti pii ottenuti seguendo strettamente la via del varnasrama-dharma e le conseguenti attività del karma-kanda. Esso fa riferimento inoltre agli oggetti necessari a soddisfare i propri desideri sensuali in questa vita, e allo sforzo di assicurare ulteriormente il lusso e la sensualità nella prossima vita con una nascita nei pianeti celesti. Janam si riferisce alla moglie, figli, servitori, subordinati, amici e parenti.


Verso 5
ayi nanda-tanuja kinkaram
patitam mam visame bhavambudhau
krpaya tava pada pankaja­sthita-
dhuli-sadrsam vicintaya

O MIO SIGNORE, KRSNA, figlio di Maharaja Nanda, lo sono il Tuo eterno servitore, ma a causa delle Mie attività egoistiche sono caduto in quest'orribile oceano d'ignoranza. Ora, Ti prego, concediMi la Tua misericordia incondiziona­ta. ConsideraMi un granello di polvere ai Tuoi piedi di loto.

Qual'è la validità, per un sadaka che ha preso rifugio nel santo nome, di discutere a riguardo delle miserie della vita materiale che egli dovrà affrontare? Per risolvere questo dubbio, Sri Caitanya Mahaprabhu ha composto questo sloka, la cui essenza si esprime nel modo seguente:
"O Signore Krsna, o figlio di Nanda Maharaja, lo sono il Tuo eterno servitore, ma, per effetto delle mie attività passate, mi trovo ora caduto in questo terribile oceano dell'esistenza materiale. Lussuria, avidità, collera, invidia, ecc. sono i miei avversari, che mi aspettano al varco nelle acque come enormi pesci pronti a divorarmi. Le onde turbolente di vane spe­ranze e di inutili ansietà mi fanno sballottare di qua e di là, rendendo miserabile la mia vita. Sferzanti burrasche di cattive associazioni non fanno che aumentare ancora di più questa sofferenza. Perciò, in una simile condizione, non vedo altri che Te come mio soccorritore. Talvolta si vedono mucchi di alghe che galleggiano sulle acque - sono le erbacce di karma, jnana, yoga, austerità, ecc. E' mai stato possibile per chiunque attraversare il possente oceano con l'aiuto di simili relitti meschini? Nel tentativo di attraversare quest'oceano, alcuni hanno cercato di aggrapparsi a tali erbacce, ma, sfortunatamente, ogni cosa, compresa la persona, affonda come un peso morto. In realtà posso vedere che, all'infuori della Tua illimitata misericordia, non c'è altra possibilità di salvezza.

Verso 6
nayanam galad-asru-dharaya
vadanam gadgada-ruddhaya-gira
pulakair nicitam vapuh kada
tava nama-grahane bhavisyati

MIO CARO SIGNORE, quando i Miei occhi si orneranno di, un flusso incessante di lacrime recitando il Tuo santo nome? Quando la Mia voce si spezzerà e i peli sul mio corpo si rizzeranno per la gioia trascendentale al canto del Tuo santo nome?

I cinque sloka precedenti hanno esaminato i seguenti argomenti: La vita spirituale comincia con sraddha, o fede sincera, seguita da sadhu-­sanga, compagnia delle persone sante, il processo del servizio devozionale in nove aspetti che inizia con l'ascolto, il canto, il ricordo e così via. L'argomento seguente è la scienza della realizzazione spirituale, che distrugge l'ignoranza e tutti gli ostacoli indesiderati. In seguito, sono stati delineati anche nistha (determinazione), ruci (gusto), asakti (attaccamento) e bhava (emozioni spirituali). E' stato quindi illustrato in che modo, con l'ausilio della pura bhakti, essenza della hladini-sakti del Signore, l'essere vivente può riacquistare con un proces­so graduale la sua svarupa, o forma spirituale originale. Nel momento in cui la jiva raggiunge lo stadio di bhava, il puro servizio devozionale ha raggiunto il suo apice, poichè si è tramutato in un servizio continuo e inin­terrotto. Bhava è noto anche come rati, o attrazione, e viene descritto come il germoglio che successivamente sboccia nella piena fioritura della prema-bhakti, o pura devozione d'amore. Tra i nove aspetti del servizio di devozione, la cui pratica ha avuto inizio nello stadio di sadhana-bhakti, è il canto del nome di Krsna che si intensifica particolarmente nello stadio di bhava.

Sri Caitanya Mahaprabhu prega: "O Krsna, O figlio di Maharaja Nanda, quando i Miei occhi saranno decorati con lacrime d'amore al canto del Tuo santo nome? Quando la Mia voce si spezzerà con emozioni estatiche? Quando sarò sopraffatto da tremiti e i peli in tutto il mio corpo si rizzeranno? O Signore, sii misericordioso, e fa in modo che questi sintomi di estasi possano decorare il Mio corpo al canto dei Tuoi nomi!"

Verso 7
yugayitam nimesena
caksusa pravrsayitam
sunyayitam jagat sarvam
govinda-virahena me

MIO SIGNORE GOVINDA, anche un solo momento in Tua assenza sembra durare un'eternità. Le lacrime scorrono dai Miei occhi come torrenti di pioggia e tutto il mondo Mi sembra vuoto.

Quando rati-bhakti raggiunge lo stadio di sthayi-bhava, o il livello delle emozioni spirituali costanti, mescolandosi con gli altri quattro bhava - vibhava, anubhava, sattvika e vyabhicari - si trasforma in bhaki-rasa, o il dolce sentimento del servizio devozionale. A questo stadio, i sintomi di anubhava e sattvika-bhava trovano la loro piena espressione. Nella descrizione di prema, Srila Rupa Gosvami scrive nel Bhakti-rasamrta­sindhu:
"Lo stadio di bhava-bhakti che, sin dal suo primo apparire, turba il cuore così tanto da scioglierlo e trasformarlo in un sublime balsamo d'amore, consente di raggiungere molto facilmente i più alti sentimenti di felicità divina, e genera un intenso desiderio di avvicinarsi a Krsna. Le anime perfette definiscono prema questa estasi travolgente".
Da questa, affermazione risulta evidente che intensa attrazione, pro­fondo affetto e dedizione spontanea per Sri Krsna sono sinonimi di prema, amore per Dio.

La relazione tra visaya, o l'oggetto d'amore (Krsna) e asraya, o la di­mora di tale amore (il devoto), viene scambiata attraverso cinque princi­pali rasa, o sentimenti, ovvero neutrale, di servizio, di amicizia, di affetto parentale e amorosa. Tra questi principali rasa, quello amoroso, o madhurya­rasa, occupa la posizione più eccellente. Man mano che madhurya-rasa aumenta d'intensità, manifesta, uno dopo l'altro, differenti aspetti e meraviglie dell'amore divino.

In questo sloka, Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha dato molto succintamente, come l'oceano racchiuso in una bottiglia, un prospetto dell'elaborata dissertazione sulle differenti gradazioni delle più sublimi relazioni d'amore con il Signore Supremo.

Nella Caitanya-caritamrta (Antya-lila, 20.40-41) Sri Caitanya a Mahaprabhu dice:
"In questo stato ansioso le giornate sembrano senza fine, e un secon­do sembra un'eternità. I Miei occhi, che versano lacrime incessanti, sono simili a nuvole nella stagione delle piogge. Per l'assenza di Govinda i tre mondi sono vuoti e desolati, e Mi sento come se bruciassi nel fuoco".

Verso Otto
aslisya va pada-ratam pinastu mam
adarsanam marma-hatam karotu va
yatha tatha va vidadhatu lampato
mat prana-nathas tu sa eva naparah

POSSA KRSNA STRINGERE A SE' questa Sua servitrice che si è gettata ai Suoi piedi di loto. Può calpestarMi o spezzarMi il cuore sottraendoSi alla Mia vista. In fin dei conti è un dissoluto, e può fare tutto ciò che vuole, eppure resta sempre il Signore adorato del Mio cuore.

Questo ultimo sloka descrive il livello di coscienza che la jiva può sviluppare quando raggiunge la sublime piattaforma di krsna prema. Io non conosco nessun altro all’infuori di Krsna ed Egli rimarrà il mio Signore sia che mi avvolga nel suo possente abbraccio o mi spezzi il cuore non apparendo mai davanti a me. Egli è totalmente libero di agire come vuole, ma rimarrà per sempre, incondizionatamente, l’adorabile Signore della mia vita”.

La conclusione è che allo stadio di prema, Krsna diventa la vita, l'anima, e il più grande tesoro del devoto. A questo livello i sublimi scam­bi di amore tra il devoto e il Signore, grazie alla reciproca attrazione, giungono in piena fioritura.



martedì 31 dicembre 2013

Prerequisiti per la recita dei Mantra nella tradizione Vedantica

Il Guru che offre il Mantra al proprio discepolo deve appartenere ad una linea discepolare autentica (parampara). Il Mantra autentico è parte del Veda originale e non è mai inteso per essere usato isolatamente. Oggi, purtroppo, anche la cosiddetta spiritualità si è trasformata in un settore economico, è scivolata nelle mani di persone che ne fanno un uso commerciale. In assenza di custodi onesti e legittimi i Mantra sono prescritti nel modo più bizzarro da astrologi, maghi, yogi e cosiddetti guru per soddisfare le loro esigenze egoistiche. Inutile dire che i Mantra sono diventati strumenti per sfruttare le persone ignoranti. I rishi ci hanno informato  su alcune procedure da seguire per l’uso appropriato del Mantra. Questo include un impegno formale nella forma di 'Sankalpa', alcuni movimenti e gesti nella forma di 'Nyasa', la creazione di uno scudo protettivo nella forma di 'Kavacha' e offerte al Devata nella forma di 'Arghya'.

Sankalpa: Sankalpa rispetto al Mantra Sadhana, significa un impegno formale sul piano della propria Sadhana. Una dichiarazione di Sankalpa contiene generalmente la propria identificazione. Questo nella maniera vedica comprende il proprio nome, il proprio lignaggio cioè, Gotra , Shakha ecc. Poi la promessa di cantare il Mantra regolarmente per una durata particolare e un numero di volte preciso. Il Sankalpa deve essere indirizzata al Devata del Mantra.

Nyasa: Nyasa è un importante fase preparatoria del Mantra Sadhana. E' in un certo senso un 'riscaldamento' e la sessione di 'pulizia' prima di intraprendere il canto del Mantra. Il sadhaka mentre esercita Pranayama, tocca diverse parti del suo corpo fisicamente o visualizzate mentalmente a seconda del tipo di Nyasa da lui adottato.
Ci sono diversi tipi di Nayasa: Kara Nyasa, Anga Nyasa, Hridayadi Nyasa, Rishyadi Nyasa, Panchatatwa Nyasa, ecc. L'obiettivo primario è quello di aumentare il processo di assorbimento nel canto del Mantra e del suo Devata.

Kavacha: Kavacha è lo scudo immaginario da creare per la protezione del sadhaka durante il Mantra Sadhana. E' molto importante perché, il sadhaka perde il senso cosciente di consapevolezza assorto nello stato meditativo o stato alterato di coscienza. Durante tale stato egli è vulnerabile. Il Kavacha crea uno stato protettivo, confortevole, di fiducia in se stesso.

Arghya: Arghya è un gesto simbolico di ospitalità offerto al Devata. Come offriamo bevande e cibo per rispettare un'ospite a casa nostra, in modo simile, durante il Mantra Sadhana, noi invochiamo ed ivitiamo il Devata del Mantra, quindi una adeguata accoglienza è essenziale. L’Arghya è normalmente composta da una miscela di acqua, latte, yogurt, petali di fiori, kumkum, sandalo e cereali come il til (sesamo). La miscela verrà versata nella cavità delle mani e poi fatta scendere in un recipiente dedicato.
L'offerta di Arghya significa rinuncia dell'ego individuale ai piedi del Devata.

Completano la preparazione al Sadhana Mantra le sei parti seguenti o 'Shadanga':
Rishi, Chhandas, Devata,  Beeja, Keelaka e Shakti.

Rishi: Rishi è la persona che ha formulato il Mantra. Nella cultura vedica, il Rishi è un veggente. Il presupposto di ricordare il Rishi è un modo umile di mostrare gratitudine e riconoscenza. Questo atto di riconoscimento è il primo passo verso la dissoluzione dell’orgoglio personale e dell'ego. Il sentimento di gratitudine avvia lo stato mentale favorevole, congeniale alla invocazione del Devata del Mantra.

Chhandas: Chhandas denota la formazione grammaticale di parole in un ritmo particolare. Il Chhanda imposta la struttura delle parole e il numero di sillabe. Ciò guiderà la recita del Mantra in un particolare modo. Il modello attiva differenti punti nel cervello umano e aumenta ulteriormente l'ambiente psichico interno. Ogni Chhanda ha i propri attributi in grado di influenzare lo stato d'animo della persona che recita il Mantra.
I Chhandas sono classificate in due tipi: 1) Varnik Chhand (strofe alfabetiche) e 2) Matrik Chhand (strofe contenenti vocali brevi). I Mantra indù seguono le Chhandas delle rispettive Samhita e Shakha Vediche.

Devata: Il Devata del Mantra è la forma Divina che viene propiziata. L'elemento Deveta impegna la facoltà di visualizzazione della mente umana. Ogni Devata ha la sua Forma, Immagine, Colore, Postura, Gesto, Mudra, Ayudha, e Personalità. La pronuncia del nome del Devata genera una visione. Con la ripetizione continua il sadhaka potrà contemplare la forma del Devata. In definitiva, egli dimentica se stesso e si assorbe nella contemplazione della forma del Devata.

Beeja: Beeja è una singola lettera di alfabeto sanscrito e rappresenta, nel modo più breve possibile la forma del Devata. La forma del Beeja crea il percorso per la vibrazione energetica. Beejam ricorda il carattere di base (Tatva) del mantra. Per esempio Jala Tatva (morbido-soffice), Agni Tatva (duro-forte) ecc.

Keelaka: Keelaka significa perno. Ora, a che cosa serve un perno a riguardo della recita di un Mantra? Per comprendere il significato di Keelaka dobbiamo collegarlo con il perno che blocca una ruota in movimento dal non scivolare fuori dal suo asse. Sappiamo che l'energia di un Mantra è generato dalla mente della persona, sarà quindi importante tenerla centrata in un punto per non dissiparla. Questo viene fatto attraverso Keelaka. Alcuni la simboleggiano con la chiave di una serratura. Così, si pensa di Keelaka come la chiave per aprire la serratura della fonte del potere di un Mantra.

Shakti: Shakti significa potere o energia del Mantra. Questa è l'energia generata dalla recitazione del Mantra. E' da notare che ogni Mantra ha una sua forma di Shakti. Tuttavia, dobbiamo ammettere che oggi, non sappiamo molto sulle forme distinte di energia dei Mantra. La ragione principale è da attribuibile al fatto che la visualizzazione della forma vibrazionale energetica durante lo stato contemplativo della mente risulta molto, molto difficile.

Ora ci può essere più chiaro il motivo per cui non otteniamo tanto facilmente i tanto acclamati risultati della recita di un Mantra. Se ignoriamo queste  pratiche essenziali, come possiamo aspettarci gli effetti desiderati? La ragione di ciò la possiamo dividere in due parti. La prima è l'ignoranza di colui che agisce. La persona non conosce i prerequisiti essenziali. In secondo luogo, la difficoltà di trovare una persona qualificata che ci offra il Mantra adeguato. E' abbastanza comune ormai che le persone accettino un Mantra da qualsiasi fonte, sia esso un libro, un cosidetto guru o un’astrologo visto in televisione. In questo modo è del tutto possibile che i prerequisiti siano compromessi e il risultato nullo.

Sabda Suono



La percezione generale è che quando parliamo, il suono venga originato in gola dalle corde vocali.Ma quel che succede in realtà è che quando esprimiamo il desiderio di parlare, la nostra forza vitale (volontà-desiderio) nella forma di vayu, partendo dal muladhara chakra (la radice principale), sospinge Para, il suono sottile fino all'ombelico manifestandosi come Pasyanti, poi fino al chakra del cuore manifestandosi come Madhyama, e su ancora fino alla gola, la bocca, i denti e la lingua manifestandosi come Vaikhari, suono o parole udibili.
 
Sabda, suono è il guna di Aakasa. Il suo organo è l'orecchio esterno. Sabda può essere Vaidika (spirituale) o Loukika (materiale). In entrambi i casi, si compone di Aksharas o sillabe.
 
Proprio come Samkalpa - un pensiero puro, deve passare attraverso diverse fasi prima che effettivamente si manifesti come energia creativa concreta, cosi anche sabda deve passare attraverso diverse fasi prima che sia completamente udibile. Queste fasi sono definite come Para, Pasyanti, Madhyama e Vaikhari. Ogni livello di suono corrisponde ad un livello di esistenza, e la propria esperienza del suono dipende dalla raffinatezza della propria coscienza.
 
Durante il processo di creazione quando Purusha, l'anima si combina con Prakrti forma il primo principio Avyakta, da cui si evolve Mahat o Buddhi, il principio dell’intelligenza. Da Buddhi si evolve Ahankara il principio dell’Ego. Ahankara possiede tre qualità, Satva, Rajas e Tamas, da cui si manifestano rispettivamente gli organi sensoriali e motori, la mente e la forma sottile dei cinque elementi di base chiamati i Tanmaatras. Akasa costituita nella sua forma sottile è conosciuta come Aakasa Tanmatra e Sabda il suono è la sua qualità.
 
Secondo la Taitreeya Upanishad, Aakasa si è manifestato per primo. Da Aakasa si è manifestato Vayu, da Vayu, Agni, da Agni si è manifestata Jala e da Jala Prthvi. Così Aakasa è conosciuto come Param, cioè il primo tra i cinque elementi di base. La sua Sabda, attributo è Para. Al momento della creazione, questa Para si è manifestata come Bindu o particella sottile. Essa è conosciuta anche come Karana Bindu, la causa di tutte le manifestazioni sonore all'interno e all'esterno del nostro corpo.
Para significa il più elevato, l’irraggiungibile. Para vaak è il suono al di là della percezione dei nostri sensi. Para è la prima fase del suono nella sua fase non manifesta ed è la fonte di tutte le idee radicali e pensieri germinali. Al livello del Para-vaak non vi è distinzione tra l'oggetto e il suono. Il suono contiene in sé tutte le qualità dell'oggetto. Questa Karana bindu è Avyakta (significato non chiaro). Ma sottoposta a trasformazione a vari livelli, bindu, naada, e beja diventa Vyakta o trasparente (significato comprensibile). Prima della semina, il seme viene immerso in acqua per prepararlo ad assorbire le sostanze nutritive e crescere in un albero. Allo stesso modo, Para deve essere sottoposta ad alcune trasformazioni per manifestarsi come suono comprensibile a livello grossolano. Tutte le energie positive non manifestate dell'uomo come la Kundalini giacciono nello stato quiescente nel Muladhara chakra, la radice principale. Anche Para dimora  in questo chakra. Para Nada è un suono a così alta frequenza, da non provocare nessuna vibrazione. Dovuto al desiderio dell'uomo di parlare, con l'aiuto di vayu, Para viene sospinto fino al chakra Manipuraka al centro dell'ombelico e si trasforma in Pasyanti.
Para, stimolato e attivato dall'aria nel chakra radice, si trasforma in bindu, nada e beja  manifestandosi come suono a livello grossolano. Proprio come un seme messo a bagno in acqua e poi interrato si manifesta come foglie, fiori, frutta e albero, così Para nel chakra dell'ombelico subisce trasformazioni sottili che lo modificano in Pasyanti. Pasyanti letteralmente significa osservare o vedere il proprio sé. Nel suono la fase pasyanti manifesta qualità come il colore e la forma. Questo suono non può ancora essere udito da orecchie anatomiche. È più di un suono mentale ma la sua frequenza è minore del suono ad alta frequenza del Para Nada. Quando il suono è sospinto fino all'ombelico  dall'aria del corpo in forma vibratoria senza particolari sillabe (Varna), ma connesso con la mente, è noto come Pashyantì-vaak.
 
Quando Pasyanti, raggiunge il chakra Anahata o il centro del cuore, si trasforma in Madhyamà vaak. Madhyama significa letteralmente in mezzo o mediano. Qui vi è una netta distinzione tra il suono e l'oggetto che lo contraddistingue. Madhyama vaak è più un suono mentale che un suono udibile all’esterno. Il chakra Anahata è la dimora di suoni interiori chiamati Nada, che possono essere uditi solo dal nostro orecchio sottile (non l'orecchio anatomico). La parola Aahata significa colpito o battuto. Il suono prodotto esternamente battendo un tamburo è un esempio di Aahata sabda. I suoni di Anahata chakra non sono udibili alle orecchie esterne. Anahata nada può essere udito solo praticando lo yoga e la meditazione. Quando uno Yogi finalmente puo percepire questi suoni, diventa abile nel conoscere le cose nascoste, percepisce allora Para vak, sviluppa la visione divina e alla fine realizza il Para Brahman o la realtà suprema.
 
Il suono che ha compiuto tutto il percorso partendo dal chakra radice con la forza di vayu, e giunge alla gola, la bocca, i denti e la lingua, si trasforma in un suono articolato, udibile dall'orecchio esterno. Questo suono si chiama Vaikhari. Il vayu che sospinge il suono dal chakra Anahata fino alla gola si chiama Vikhara, e il suono, alla sua ultima tappa, che è la fonte di tutto ciò che viene detto e sentito a livello grossolano, è conosciuto come Vaikhari. Quando sabda è articolato dalla bocca, attraverso delle sillabe, questo discorso viene chiamato Vaikhari Vak.
 
Questi quattro livelli di suono corrispondono a quattro stati di coscienza. Para rappresenta la coscienza trascendentale. Pasyanti rappresenta la coscienza intellettuale. Madhyama rappresenta la coscienza mentale. E Vaikhari rappresenta la coscienza fisica. Questi stati di coscienza corrispondono ai quattro stati conosciuti tecnicamente come Jagrat, Svapna, Sushupti e Turiya: o lo stato di veglia, lo stato di sogno, lo stato senza sogni, e lo stato trascendentale.

Il suono è un prodotto della coscienza. In questo senso, il suono è indicato nell'insieme dei testi vedici come vak, o discorso.

Le proprietà dei tre stadi meno sottili Pasyanti, Madhyama, e Vaikhari sono: in Pasyanti-vaak risiede Iccha-shakti, la forza di volontà. All'interno del Madhyamà-vaak risiede Jnana-shakti, il potere del carattere e della conoscenza. E all'interno del Vaikhari-vaak risiede Kriya-shakti, o potere di azione.
 
Queste quattro fasi corrispondono anche ai quattro tipi di corpi. Lo Sthula sarira, o corpo fisico, opera nello stato di Jagrat (stato di veglia). Ed è in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che il Vaikhari-vaak si manifesta. Il Sukshma-sarira, corpo sottile o psichico, opera nello stato di Svapna. Ed è in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che il Madhyamà-vaak si manifesta. Il Karana-sarira, o corpo causale, opera nello stato di Sushupti, o sonno profondo. Ed è in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che il Pashyantì-vaak si manifesta. Il Para-vaak si manifesta attraverso il quarto stato di coscienza, conosciuto come Turiya, o trascendenza.
 
La seguente tabella illustra la relazione tra i quattro stadi di suono, i centri energetici coinvolti, lo stato di coscienza che rappresentano, il tipo di corpo e il potere della natura di volontà, conoscenza e azione.

FASI DEL
SUONO
CHAKRA
E ORGANI
LIVELLI DI COSCIENZA
TIPI DI CORPO
POTENZE
INTRINSECHE
PARA
MULADHARA
Coccige
TURIYA
Trascendentale
       ----------
         -------------
PASYANTI
MANIPURA
Ombellico
SUSHUPTI
Stato senza sogni
KARANA
Corpo Causale
ICCHA SAKTI
Potere della Volontà
MADHYAMA
ANAHATA
Cuore
SVAPNA
Stato con sogni
SUKSHMA
Corpo Psichico
JNANA SAKTI
Potere della Conoscenza
VAIKHARI
VISHUDDHA
Gola
JAGRAT
Stato di veglia
STHULA
Corpo Fisico
KRIYA SAKTI
Potere dell’Azione