domenica 12 gennaio 2014

De musica di Sant’Agostino


la modificazione non si prolunga al di là e non si costringe al di qua, perché è la misura del suono che la produce … E non può esistere se non si ha il suono che l’ha prodotta: è simile alla traccia lasciata nell’acqua, che non si forma prima che tu abbia immerso il corpo e non rimane quando lo ritrai.

Musica est scientia bene modulandi, la musica è la scienza del misurare correttamente secondo un ritmo. Questa è la definizione di musica proposta dal Magister-Agostino al discipulus nelle prime pagine del De Musica, un dialogo condotto con la tecnica della maieutica socratica che consente al lettore di collocare il concetto di musica all'interno del pensiero agostiniano. La musica, infatti, collocata da Agostino nella prospettiva cristiana, diventa strumento per elevarsi a Dio, in quanto consente all'uomo di passare per corporalia ad incorporalia, ovvero dalla realtà sensibile e corporea a quella sovrasensibile, incorporea e spirituale. Il numerus, ovvero il ritmo, e l'actus sentiendi presieduto dall'anima sono l'anello di collegamento fra esteriorità, interiorità e fra questa e la superiore dimensione spirituale e divina. Per Agostino, la percezione della musica si verifica mediante l'actus sentiendi, ossia un'attività dell'anima stessa che, presente in ogni parte del corpo, è continuamente attenta ad ogni minima modificazione che in lui avviene e che è provocata da oggetti esterni. Mediante la musica e la sensazione, l'uomo giunge a scoprire, nella sua stessa anima, l'esistenza di principi immortali che derivano direttamente da Dio: i numeri. I numeri esistono innanzi tutto nell'aria che, "percossa", produce il suono. Sono i numeri sonantes che si verificano indipendentemente dal fatto che ci sia o meno qualcuno che ascolti. Esistono poi i numeri occursores, presenti nell'orecchio di chi ascolta e che senza i precedenti non possono esistere. Poi ci sono i numeri che esistono indipendentemente dai primi due: progressores, indispensabili perchè si inneschi il motus dell'aria che produce il suono. Ma esistono anche numeri che si possono ascoltare senza che l'aria sia percossa perchè essi sono presenti nella nostra memoria: sono i numeri recordabiles. Se poi siamo naturalmente portati ad essere dilettati o infastiditi da ciò che ascoltiamo, secondo la maggiore o minore "uguaglianza" riscontrata nell'ascolto, ciò lo dobbiamo ai numeri iudiciales. Questi ultimi ci consentono di modulari, ovvero di misurare correttamente, ovvero di giudicare. Ma di che giudizio si tratta? Solo di un giudizio estetico. Ma quali numeri ci consentono di bene modulari? I numeri rationales, superiori a tutti gli altri in quanto permettono di esprimere il vero giudizio, quello razionale, non più legato alla corporeità, come il giudizio estetico (modulari), bensì alla moralità (bene modulari). Così Agostino-Magister classifica definitivamente i vari numeri-ritmo: i numeri rationales divengono i veri iudiciales, mentre i numeri iudiciales divengono sensuales. Secondo l'Ipponate la nostra anima non sarebbe in grado in alcun modo di consentirci di percepire la musica e di giudicare la sua minore o maggiore bellezza se non fosse impresso in lei l'ideale immortale di bellezza che può derivarle solo da un'essenza superiore (Dio). È solo la ratio che consente di tradurre quanto ascoltiamo in puri rapporti matematici; essa consente di ricondurre quanto è soggettivamente piacevole alla Bellezza oggettiva, caratterizzata dalla perfezione dell'uguaglianza e dell'unità. I numeri rationales/iudiciales sono un dono per l'anima, affinché essa possa cogliere nelle cose sensibili le tracce e i segni della aequalitas numerosa, autentica Bellezza manifestazione dei numeri aeterni presenti solo in Dio. Il numerus-ritmo come filo conduttore, il numerus per riscattare dalla caducità una materia effimera come il suono. La musica, operatio animi fondata sui numeri, quasi scrigno di segni teofanici, è mezzo per l'anima per potersi elevare fino alla contemplazione della perfetta uguaglianza, della vera Bellezza.

Marina Greco 



Agostino nella sua ricerca parte dalla:

osservazione di taluni modi d’essere di cui si cerca la spiegazione ultima … Si tratti del mondo dei corpi in divenire o della vita del pensiero alla ricerca del vero, il fatto fondamentale da spiegare resta il medesimo.

Un’analogia con il X libro delle Confessioni aiuta a comprendere il punto di partenza dell’opera, per poi individuarne il vero oggetto.

Ma cosa amo, amando te?

Per rispondere alla domanda Agostino osserva:

interrogai sul mio Dio la mole dell’universo, e mi rispose: “Non sono io, ma  è  lui che mi fece”

Nel VI libro del De musica Agostino considera inizialmente  la scoperta del mondo esteriore a partire dalla conoscenza sensibile, per arrivare in seguito a domandarsi cosa significhi  sentire, se questa possibilità risieda nei suoni materiali o nell’atto dell’udire; prende dunque avvio da quella che, per sottolineare l’analogia con le  Confessioni, si potrebbe interpretare come una interrogazione della mole dell’universo.

Con il percorso proposto Agostino non vuole mostrare ciò che l’uomo può dominare o meramente ciò che gli consente di permanere in  una  verità obiettiva e utilizzabile, ma (forse a causa della sua
inquietudine conoscitiva) è spinto a oltrepassare la prima consapevolezza acquisita sulle possibilità umane. Seguendo la prospettiva totalizzante suggerita dalla realtà, è continuamente indotto alla ricerca di ciò che possa mostrarsi soddisfacente per l’umano desiderio e che inveri sia il cammino lungo il territorio di grammatici e poeti sia ogni altra ricerca conoscitiva condotta dall’uomo. Perciò
l’oggetto dell’indagine deve essere adeguato:

Io penso che l’uomo deve tendere all’oggetto che può possedere, quando lo desidera … Deve essere dunque, soggiunsi, un bene stabile, non dipendente dalla fortuna, non condizionato dai vari accadimenti. Infatti non possiamo assicurarci quando e per tutto il tempo che vogliamo ciò che è
perituro e caduco.

A ben vedere già dall’inizio del VI libro si trova esplicitato il nascosto desiderio di  passare dalle realtà corporee alle incorporee, ovvero dalle realtà mutevoli a quelle stabili, immutabili, che permettono di conservare ciò che invece è  perituro e caduco, perché  le perfezioni invisibili di Dio si contemplano comprendendole attraverso le cose che sono state create (Rm 1,20).

Quali passaggi dunque vengono proposti da Agostino nel VI libro del De musica, per conoscere innanzitutto le cose create e giungere quindi dai numeri corporei e da quelli spirituali ma mutevoli ai numeri immutabili, che esistono ormai nella stessa immutabile Verità? Nella domanda è già evidente come la questione sia posta sin dall’inizio su più  livelli e prenda in considerazione una pluralità di aspetti possibili. Si può sostenere infatti che l’analisi prenda le mosse dall’aspetto più materiale dell’esperienza sonora, permettendo così di:

osservare, quasi come in un laboratorio, il mistero della creazione, del sorgere della storia e quindi del tempo, non in senso metaforico, ma in senso materiale senza tuttavia concludersi su questo piano.
   
In questo modo viene posto anche il problema più generale: perché non si esige semplicemente un principio, ma un principio ontologico? Tale domanda è importante se si pensa che è possibile descrivere l’essere del mondo nella sua semplice presenza e ricorrendo alle relazioni che sono ad esso immanenti. Se l’atto creativo della posizione dell’essere sorge dalla libertà, come va intesa la relazione che intercorre tra colui che pone e ciò che è posto?

Si può sostenere che proprio il tema della creazione è fondamentale, nel De musica e nella ricerca Agostiniana, ed emerge a partire dall’ascolto della relazione natura-uomo-Dio.

Nel VI libro innanzitutto Agostino prende in considerazione la percezione del verso ambrosiano  Deus creator omnium, sorprendendosi di un ritmo che, con la propria cadenza regolare, crea inaspettatamente una forma che si offre al pensiero di chi ne fa esperienza. Questo modo di darsi del verso – a intervalli regolari – permette al soggetto conoscente, e a noi che leggiamo, di iniziare un cammino conoscitivo a partire dalle tracce dei numeri: i numeri sono i tratti oggettivi che immediatamente permettono una misteriosa ed effettiva corrispondenza tra il soggetto conoscente e la cosa stessa che viene conosciuta.

A un primo livello di analisi vengono ricostruiti i diversi punti di vista da cui viene determinato il fenomeno sonoro: realtà, percezione, sentimento, misura, giudizio.
Andando più a fondo del primo darsi del verso ambrosiano, si spiega anche la ragione per la quale nei libri precedenti Agostino si è intrattenuto così a lungo nell’analisi metrica.
L’obiettivo dell’analisi infatti, sottolinea spesso Agostino, non era di permanere nella scienza limitata alla cose finite, ma è stato necessario attraversare il territorio di grammatici e poeti per provare che il continuo combinarsi reciproco di ritmi e piedi porta con sé la legge dell’ordine delle cose e la razionalità intrinseca di ogni movimento.  Per poter anche noi riconoscere le strutture numeriche proprie della sensazione, del creato e del loro specifico rapportarsi, possiamo cogliere la domanda che Agostino pone al discepolo quando vuole sapere se i numeri, che permettono a un suono di verificarsi con i suoi ritmi, siano già presenti nell’udito di chi ascolta o se invece sia il suono stesso a causarli dall’esterno. Per avvicinarsi alla comprensione delle condizioni di possibilità dell’udito di afferrare un suono, occorre esaminare la relazione effettiva  che si dà nell’esperienza: la modificazione che l’orecchio subisce.

Siamo ancora al livello della percezione.
 
Quando l’urto di corpi produce una modificazione, cosa accade nel senso del soggetto? Agostino chiede se quando esperiamo il primo genere – che si dà con il  suono – possiamo sperimentare contemporaneamente qualcuno  degli altri quattro modi  descritti. E l’ascolto del suono (la modificazione) può esserci se non suona niente? E quelle orecchie possiedono gli stessi numeri  anche se non c’è  suono?  Cosicché la variazione apportata all’orecchio dal suono, porta con sé anche i numeri che si trovano nello stesso sentire dell’udito e quindi questi numeri sono introdotti dal suono e portati via dal silenzio?

Eccoci sulle tracce dei numeri.
 
Innanzitutto occorre dire che  l’udito è aperto ai suoni buoni allo stesso modo che ai cattivi, tanto che udire un suono è diverso dal non udirne nessuno, così  udire una voce differisce dall’udirne un’altra. Gradualmente ci avviciniamo alla soluzione:

la modificazione non si prolunga al di là e non si costringe al di qua, perché è la misura del suono che la produce … E non può esistere se non si ha il suono che l’ha prodotta: è simile alla traccia lasciata nell’acqua, che non si forma prima che tu abbia immerso il corpo e non rimane quando lo ritrai.


Così Agostino sottolinea un aspetto di questo rapporto suono-udito, e profila la prima risposta a  una delle domande poste. Ovvero possiamo sostenere che i  numeri presenti (dell’udire) sono strettamente legati e dipendenti dai  numeri sonanti (del suono), dal momento che il suono percepito è originato esclusivamente dal suono che giunge all’organo, tanto che non si attiva se non in relazione a quello. Al contrario i numeri del  suono sono totalmente indipendenti dai numeri che sono nell’atto di udire. Questa affermazione risulta decisiva per la scoperta del fatto che i  numeri presenti sono la reazione alla passione portata dal suono in atto. Ma quindi se non suona niente quelle orecchie  possono ugualmente possedere dei numeri? Il discepolo sostiene:
 
Muovendo dalla regola secondo cui non bisogna anteporre coloro che fanno alle cose fatte, sono costretto a concedere la palma ai numeri che suonano, perché li percepiamo quando li ascoltiamo, e quando li percepiamo ne siamo modificati. Essi dunque producono quelli che sono nella modificazione dell’udito quando ascoltiamo, poi quelli che possediamo nell’atto di ascolto a loro volta ne producono altri nella memoria, ai quali giustamente sono da preferire perché fatti da loro.

Diversamente Agostino afferma che  il nostro udito senza certi numeri in esso nascosti non avrebbe potuto agire in alcun modo. Si tratta dunque di capire cosa significhi  sentire, o ancora meglio dove risieda la sua condizione di possibilità, se nei suoni materiali o nell’udire che li fa risuonare. E così si apre un’analisi sullo stato di non-ignoranza dell’anima rispetto alle passioni che il corpo subisce e sui numeri del giudizio, che consente di comprendere in quale ordine si condizionano i numeri che danno forma ai modi della realtà, in questo caso all’esperienza sonora del verso. Il discepolo non si spiega come suoni che certamente sono corporei possano agire sui numeri dell’anima. Così il tema della gerarchia diventa il preludio attraverso cui si gioca la possibilità di comprendere se davvero ciò che si dice udire è proprio qualcosa di prodotto dal corpo nell’anima. Si deve innanzitutto osservare come la realtà venga incontro all’anima. Certamente il corpo non può modificare ciò che gli è superiore, come se l’anima fosse un materiale che attende di essere plasmato e animato. Al contrario è l’anima a operare sulle informazioni che il corpo riporta passivamente,  è un rapporto da operaio ad attrezzo o da artista a strumento, dunque non c’è da meravigliarsi se l’anima agendo nella carne mortale, sente le passioni del corpo.
A partire da qui inizia la dimostrazione dell’incapacità da parte dei  numeri del suono di far subire direttamente all’anima una modificazione:

non penso che l’anima sia modificata dal corpo, ma che agisca in esso e su di esso in quanto soggetto al suo volere per volere divino.

Agostino può sostenere la superiorità dell’anima sul corpo in quanto ritiene sia compito dell’anima dare ritmo ai battiti cardiaci e permettere la respirazione. Essa consente la vitalità degli organi di un
corpo vivente e questa sua attività è anche dimostrata dal fatto che essa permane in uno stato di non-ignoranza rispetto alle passioni che il corpo subisce, e dunque, nel caso di malattia o di dolore, l’anima si spende per mantenere l’ordine e l’equilibrio delle parti del corpo, fisiche e intellettuali che siano. Tutta la difficoltà del problema che ci ferma, dipenderebbe dal fatto che si dimentica il ruolo eminentemente attivo svolto dall’anima nell’economia di un essere vivente. Lungi dall’essere lì  per subire e ricevere essa vi è soltanto per agire e dare.

Mi pare che quando l’anima subisce delle sensazioni nel corpo, non subisce qualcosa dal corpo, ma agisce con maggior attenzione su ciò che il corpo subisce e queste azioni, facili se convenienti o difficili se non convenienti, non le sono nascoste. E tutto questo è ciò che si dice sentire.

Inoltre l’azione dell’anima sul corpo è orientata da  certi numeri, grazie ai quali siamo frenati e trattenuti:

dai passi ineguali nel camminare, da intervalli ineguali di colpi nel battere, da movimenti ineguali delle mascelle nel mangiare e nel bere, da graffi ineguali delle unghie nel grattare e per non elencare molte altre operazioni, ciò che ci frena da movimenti ineguali quando tendiamo a fare qualcosa con le membra e ci comanda tacitamente una certa uguaglianza è una non so quale capacità di giudizio.


Questa capacità di giudizio Agostino la riconosce in quel soggetto che ri-trova in sé una capacità di misurare e cogliere relazioni che prescinde dalla molteplicità dell’esperienza.
 
La condizione per superare il caos dell’esperienza immediata è data da  certi numeri interiori che permettono di accettare una  certa uguaglianza e rifiutare la disarmonia, tanto che il verso ha da conformarsi a essi per risultare  piacevole. Dunque i numeri del giudizio mostrano come l’anima sia tensione alla stabilità, alla permanenza e all’eterna uguaglianza che pure riconoscevamo anche se adombrata e in divenire.

E. Fortin

sabato 11 gennaio 2014

Om bhur bhuvah svah

Il Sole illumina i 14 sistemi planetari ovvero bhur, bhuvah, svah e anche i sistemi inferiori come tal, mahatal, talatal ecc. Il Sole sorge ad Est e da quel punto inizia ad illuminare ogni cosa. Il sole ottiene la sua sakti da Radhika. Radhika possiede tre tipi di luminosità: quella dell'universo spirituale (cit-jagat), quella dell'insieme delle entità viventi o jiva-jagat e quella del mondo materiale (maya-jagat). Insieme corrispondono alla suddha-cit ovvero la luminosità completa di Radhika, che include la jiva-sakti che è la luminosità parziale e la maya-sakti che corrisponde a una sembianza (abhasa) della Sua luminosità totale. Possiamo paragonare questa abhasa ai bagliori che provengono dal Sole quando non è ancora sorto, al mattino presto. Quella luce diffusa è un abhasa del Sole. Quindi questa sakti è savitur-varenyam: savitur significa Sole e varenyam significa aradhya o Srimati Radhika che è la varenyam del Sole, ossia l'origine della sua luce.

'Bhargo-devasya'. Devasya significa krsnasya-bharga, ovvero l'energia di Krsna che è Radhika. Questa energia o sakti è la varenyam del Sole, ovvero la sorgente da dove il Sole prende la sua luce. Lei è krsnasya-priya Radhika (devasya-bharga).

'dimahi': Io medito su bharga, quella sakti che è Srimati Radhika. Più precisamente significa che ci arrendiamo ai piedi di Srimati Radhika. Ci arrendiamo per ricevere la sakti da Radhika.

'diyo yo nah pracodayat': Prego Srimati Radhika e medito su di Lei. 'Diyo' significa divyam-bhuddi (intelligenza trascendentale). Prego che Radhika mi conceda questa intelligenza atma-bhuddi. 'Pracodayat' significa pravistha-rupena udayat, prego che Lei illumini il mio cuore con Se' stessa insieme a Krsna. Quindi preghiamo Radhika che si manifesti insieme a Krsna nella nostra atma-buddhi. Noi preghiamo quindi krsnasya-bharga. Questo Brahma-gayatri, successivamente si trasforma nel Kama-gayatri.
 
Svaha significa la mia anima (atma). Dedico la mia anima all'ottenimento del sentimento delle gopi nei confronti di Krsna. Mi rifugio (asraya) nel sentimento delle gopi.
http://sabdadarsana.blogspot.it/2013/12/chi-e-cosa-signiica-e-come-cantare-il.html

martedì 7 gennaio 2014

Il suono e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA.


Scoperte di ricercatori Russi sul DNA
By Grazyna Fosar e Franz Bludorf


Il nostro DNA ha la stessa struttura del linguaggio, ci dicono in questa ricerca. Dunque una lingua non è solo suoni o simboli buttati li a caso. (Più chiaro ora capire come mai "l'epoca attuale" ha flagellato e flagella anche il linguaggio? Perchè i giovani non sono per lo più padroni del linguaggio e della sua espressione articolata?)

IL DNA UMANO E’ UN INTERNET BIOLOGICO e sotto molti aspetti è superiore a quello artificiale. L’ultima ricerca scientifica russa spiega direttamente o indirettamente i fenomeni quali la veggenza, l’intuizione, le guarigioni indotte spontanee o a distanza, l’auto-guarigione, le tecniche che usano affermazioni, la/le insolita/e luci/aura attorno alle persone (soprattutto, maestri spirituali), l’influenza della mente su modelli del tempo e su molte altre cose.

Per di più, c’è la prova di un nuovo intero tipo di medicina nella quale il DNA può essere influenzato e riprogrammato con le parole e le frequenze SENZA asportare o sostituire i singoli geni.

Solo il 10% del DNA viene usato per costruire le proteine. E’ questo sottoinsieme del DNA che interessa ai ricercatori occidentali e che viene esaminato e catalogato. L’altro 90% del DNA è considerato “DNA spazzatura”. I ricercatori russi, comunque, convinti che la natura non sia stupida, si sono uniti a linguisti e genetisti nell’impresa di esplorare quel 90% di “DNA spazzatura”.

I loro risultati, le scoperte e le conclusioni sono semplicemente rivoluzionarie! Secondo loro, il DNA non è solo responsabile per la costruzione del corpo ma serve anche come magazzino dati e nella comunicazione. I linguisti russi hanno scoperto che il codice genetico, specialmente in quell’apparentemente inutile 90%, segue le stesse regole di tutte le lingue umane. A questo scopo essi hanno comparato le regole della sintassi (il modo in cui le parole vengono messe assieme per formare le frasi), della semantica (lo studio del significato nelle forme del linguaggio) e le regole di base della grammatica.

Hanno scoperto che gli alcalini del DNA seguono una grammatica regolare e si sono stabiliti delle regole, come noi abbiamo fatto con le nostre lingue. Cosi le lingue umane non sono comparse per caso, ma sono un riflesso dello stesso DNA.

Il biofisico e biologo molecolare russo, Pjotr Garjajev, e i suoi colleghi hanno anche esplorato il comportamento vibrazionale del DNA. (Per farla breve faccio qui un riassunto. Per ulteriori informazioni, si veda l’appendice alla fine dell’articolo). L’ultima riga diceva: “I cromosomi vivi funzionano proprio come computer solitonici/olografici usando la radiazione laser del DNA endogeno.”

Questo significa che sono riusciti per esempio a modulare alcuni modelli di frequenza su un raggio laser e con esso hanno influenzato la frequenza del DNA e di conseguenza la stessa informazione genetica. Poiché la struttura basica delle coppie di DNA alcalino e del linguaggio (come spiegato prima) hanno la stessa struttura, non è necessaria nessuna codifica del DNA.

Si possono semplicemente usare parole e frasi del linguaggio umano! Anche questo, è stato sperimentalmente provato! La sostanza viva del DNA (nel tessuto vivo e non in vitro) reagirà sempre ai raggi laser modulati sul linguaggio e persino alle onde radio. Se vengono usate le giuste frequenze.

Questo finalmente e scientificamente spiega perché le affermazioni, il training autogeno, l’ipnosi e cose simili possono avere tali forti effetti sugli uomini e sui loro corpi.

Per il DNA é del tutto normale e naturale reagire al linguaggio. Mentre i ricercatori occidentali tagliano i singoli geni dai filamenti del DNA e li inseriscono altrove, i russi lavorano con entusiasmo su strumenti che possono influenzare il metabolismo cellulare attraverso frequenze radio e di luce adatte e modulate al fine di riparare difetti genetici.

Il gruppo di ricercatori di Garjajev ha avuto successo nel dimostrare che con questo metodo i cromosomi danneggiati, per esempio, dai raggi x, possono essere riparati. Hanno persino catturato modelli di informazioni di un DNA particolare e lo hanno trasmesso ad un altro, riprogrammando in questo modo le cellule di un altro genoma.

In questo modo le informazioni intere furono trasmesse senza effetti collaterali o disarmonie che si incontravano quando si asportavano e si re-inserivano i singoli geni dal DNA. Questo rappresenta una sensazione e una rivoluzione incredibile che porterà a trasformazioni nel mondo! Tutto questo semplicemente applicando una vibrazione e un linguaggio invece della procedura arcaica dell’asportare! Questo esperimento mira all’immenso potere delle onde genetiche, che ovviamente ha una maggiore influenza sulla formazione degli organismi piuttosto che sui processi biochimici delle sequenze alcaline.

Maestri esoterici e spirituali sapevano da lunghissimo tempo che il corpo è programmabile con il linguaggio, le parole e il pensiero. Ora questo è stato scientificamente provato e spiegato. Per certo la frequenza deve essere quella giusta. E questo è il motivo per cui non tutti hanno ugualmente successo o possono farlo sempre con la stessa forza. Il singolo individuo deve lavorare sui processi più interni e con maturità per stabilire una comunicazione conscia con il DNA. I ricercatori russi lavorano su un metodo che non è dipendente da questi fattori ma che funzionerà SEMPRE, se si usa la giusta frequenza.

Ma più sviluppata é la coscienza di un individuo, meno bisogno c’è di usare qualsiasi tipo di strumento!

Uno può raggiungere questi risultati da solo, e la scienza alla fine smetterà di ridere di queste idee e ne confermerà e spiegherà i risultati.

E non finisce qui. Gli scienziati russi hanno anche scoperto che il DNA può causare modelli di interferenze nel vuoto, tali da produrre come dei piccoli fori magnetici, che sono gli equivalenti microscopici di quelli che sono chiamati i ponti di Einstein-Rosen in prossimità dei buchi neri (rilasciati dalle stelle esplose).

Questi sono collegamenti a tunnel tra aree completamente diverse nell’universo, attraverso i quali le informazioni possono essere trasmesse al di fuori dello spazio e del tempo. Il DNA attrae questi pezzetti di informazioni e li passa alla nostra coscienza.

Questo processo di iper-comunicazione è più efficace in uno stato di rilassamento. Lo stress, le preoccupazioni o un intelletto iperattivo impediscono che questa ipercomunicazioni abbia successo: in tali casi le informazioni saranno totalmente distorte e inutili.

In natura l’iper-comunicazione é stata applicata con successo per milioni di anni. L’organizzato scorrere della vita degli insetti lo prova intensamente. L’uomo moderno la conosce solo a un livello molto più sottile, come “l’intuizione”. Ma anche noi possiamo riappropriarci di questo uso nella sua interezza. Un esempio dalla Natura: quando una formica regina viene separata fisicamente dalla sua colonia, la costruzione va avanti con fervore e secondo quanto stabilito. Se invece la regina viene uccisa, tutto il lavoro nella colonia si ferma. Nessuna formica sa più cosa fare. Apparentemente la regina manda, alla coscienza del gruppo, i “piani di costruzione” anche da molto lontano. Può essere lontana quanto vuole, purché resti viva.

L’ipercomunicazione si incontra più spesso nell’uomo quando una persona ha immediatamente accesso alle informazioni che sono al di fuori dalla sua conoscenza di base. Tale ipercomunicazione viene poi vissuta come fosse un’inspirazione o un’intuizione. 

Quando avviene l’ipercomunicazione, si possono osservare fenomeni speciali nel DNA come pure nell’essere umano.

Gli scienziati russi hanno irradiato campioni di DNA con la luce laser. Sul video si è formato cosi un modello di un’onda tipica. Quando hanno rimosso il campione di DNA, il modello onda non è scomparso, ma è rimasto. Molti esperimenti di controllo hanno mostrato che il modello proveniva ancora dal campione rimosso, il cui campo energetico apparentemente rimaneva lo stesso. Questo effetto viene chiamato effetto fantasma del DNA.

Si suppone che l’energia al di fuori dello spazio e del tempo continui a scorrere attraverso i “piccoli fori” magnetici dopo che il DNA è stato rimosso. L’effetto collaterale riscontrato più spesso nell’ipercomunicazione, e anche negli esseri umani, sono inspiegabili campi elettromagnetici in prossimità delle persone coinvolte.

Strumenti elettronici come lettori di CD e apparecchi simili possono essere disturbati e smettere di funzionare per ore. Quando un campo elettromagnetico si dissipa lentamente, gli strumenti tornano a funzionare normalmente. Molti guaritori e fisici conoscono quest’effetto dal loro lavoro.

Nel loro libro “Vernetzte Intelligenz” (intelligenza in rete), Grazyna Gosar  e Franz Bludorf spiegano queste connessioni con precisione e chiarezza. Gli autori citano anche fonti presumendo che nei primi tempi l’umanità fosse stata, proprio come gli animali, molto fortemente connessa alla coscienza del gruppo e che agisse come un gruppo.
Per sviluppare e far esperienza dell’individualità, noi umani ci siamo comunque quasi del tutto dimenticati dell’ipercomunicazione. Ora che siamo abbastanza stabili nella nostra coscienza individuale, possiamo creare una nuova forma di coscienza di gruppo, cioè una nella quale abbiamo accesso a tutte le informazioni attraverso il nostro DNA senza venir forzati o controllati da lontano riguardo a cosa fare con quell’informazione.
Ora sappiamo che come in internet il nostro DNA può alimentare i propri dati all’interno della rete, può richiamare i dati dalla rete e può stabilire un contatto con altri partecipanti nella rete. Così si spiegano la cura a distanza, la telepatia o “il sentire a distanza” lo stato di parenti ecc.
Alcuni animali sanno quando il loro padrone pianifica di ritornare a casa. Ciò può essere interpretato e spiegato attraverso i concetti di coscienza di gruppo e l’ipercomunicazione. Una qualsiasi coscienza collettiva non può essere sensibilmente usata per un qualsiasi periodo di tempo senza un’individualità distinta. Altrimenti ritorneremmo a un istinto di gregge primitivo che viene facilmente manipolato.
L’ipercomunicazione nel nuovo millennio significa qualcosa di abbastanza diverso: i ricercatori pensano che se gli uomini con la loro intera individualità riacquistassero la coscienza del gruppo, avrebbero un potere tipo il dio-creatore, per creare, modificare e dare forma a cose sulla Terra!
L’umanità si sta collettivamente muovendo verso una coscienza di gruppo del nuovo tipo. Il 50% dei bambini di oggi saranno bambini con problemi appena andranno a scuola. Il sistema li mette tutti assieme e richiede un loro adattamento. Ma l’individualità dei bambini di oggi è così forte che rifiutano nei modi più disparati, di adattarsi e rinunciare alle loro idiosincrasie.
Allo stesso tempo nascono sempre più bambini chiaroveggenti (si veda China’s Indigo Children” – i bambini indaco della Cina-  by Paul Dong o il capitolo sugli Indaco nel libro “Nutze die taeglichen Wunder”: usa i miracoli quotidiani ). Qualcosa in quei bambini tende sempre di più ad andare verso una coscienza di gruppo del nuovo tipo e non sarà più soppressa.
Di regola, il tempo atmosferico per esempio è abbastanza difficile che venga influenzato da un singolo individuo. Ma potrebbe essere influenzato da una coscienza di gruppo (niente di nuovo per alcune tribù che praticano la danza della pioggia). Il tempo atmosferico è fortemente influenzato dalle frequenze di risonanza della Terra, le cosiddette frequenze di Schumann. Ma quelle stesse frequenze sono anche prodotte nei nostri cervelli e quando molte persone sincronizzano il loro pensiero oppure gli individui (maestri spirituali, ad esempio) focalizzano i loro pensieri in un modo tipo un laser, allora si parla scientificamente, e non è per niente sorprendente, che essi possano influenzare il tempo atmosferico.
I ricercatori della coscienza di gruppo hanno formulato la teoria di civiltà di Tipo I. Un’umanità che sviluppasse una coscienza di gruppo del nuovo tipo non avrebbe  nessun problema ambientale né scarsità di energia. Perché se dovesse usare il suo  potere mentale come civiltà unificata, avrebbe il controllo sulle energie del suo pianeta come naturale conseguenza . E ciò include tutte le catastrofi naturali!!
Una civiltà teorica di Tipo II sarebbe addirittura  in grado di controllare tutte le energie della sua galassia-casa.
Nel mio libro “Nutze die taeglichen Wunder,” ho descritto un esempio di questo: “Ogni volta che una grande quantità di persone concentra la sua attenzione o coscienza su qualcosa di simile al Natale, al campionato del mondo di calcio o al funerale di Lady Diana in Inghilterra, allora certi generatori numerici casuali nei computer iniziano a fornire numeri ordinati invece di numeri casuali.
Una coscienza di gruppo ordinata crea ordine in tutto il suo intorno!
[
http://noosphere.princeton.edu/fristwall2.html] [1]
Quando un grande numero di persone si mettono assieme e sono molto vicine, anche i potenziali della violenza si dissolvono. Sembra che anche qui, un tipo di coscienza umanitaria di tutta l’umanità venga creata.
Per ritornare al DNA: apparentemente é anche un superconduttore organico che può funzionare alla temperatura normale del corpo. I superconduttori artificiali per funzionare richiedono invece temperature estremamente basse tra i 200° e i 140°. Come si è appreso di recente, tutti i superconduttori sono in grado di immagazzinare la luce e pertanto le informazioni. Questa è un’ulteriore spiegazione di come il DNA  possa immagazzinare informazioni. C’è un altro fenomeno collegato al DNA e ai “piccoli fori”. Normalmente questi piccolissimi fori sono altamente instabili e si mantengono solo per infinitesime frazioni di un secondo. In certe condizioni (si legga di ciò sopra nel libro di Fosar/Bludorf) i piccoli fori stabili possono organizzarsi, il che poi forma distinti "domini di vuoto", in cui per esempio la gravità si può trasformare in elettricità.
"I domini di vuoto" sono sfere auto-radianti di gas ionizzato che contengono considerevoli quantità di energia. Ci sono regioni in Russia dove simili sfere radianti appaiono molto spesso. A seguito della confusione che ne seguì, i russi iniziarono enormi programmi di ricerca che alla fine hanno portato ad alcune delle scoperte sopra menzionate. Molte persone conoscono “i domini di vuoto” come sfere splendenti nel cielo.
Li hanno guardati con attenzione e meraviglia e si sono chiesti cosa potevano essere. Una volta pensai: “Ciao lassù. Se per caso sei un UFO, vola in un triangolo.” E immediatamente le sfere di luce si mossero in un triangolo. Oppure si spostavano nel cielo come palline da hockey. Acceleravano da zero a velocità pazzesche mentre scivolavano dolcemente nel cielo. Una era rimasta intontita e io come molti altri, pensavo ad esse come a degli UFO. Amichevoli, in apparenza, perchè volavano in triangoli solo per farmi piacere".
Ora i russi hanno scoperto nelle regioni, dove “i domini vuoti” spesso sembra che volino come sfere di luce dalla terra verso il cielo, che queste sfere possono essere guidate dal pensiero. Uno ha scoperto da allora che quei “domini vuoti” emettono onde a bassa frequenza, come anche noi produciamo nei nostri cervelli.
E a causa di questa similitudine di onde, esse sono capaci di reagire ai nostri pensieri. Imbattersi con eccitazione verso una sfera che si trova a livello della superficie della terra, potrebbe non essere una grande idea, perché quelle sfere di luce possono contenere immense energie e sono capaci di mutare i nostri geni.
Va detto che possono, non è necessario che lo facciano. Anche molti maestri spirituali, in meditazione profonda o durante un lavoro energetico, producono simili sfere visibili o colonne di luce che scatenano sensazioni decisamente piacevoli e che non causano alcun danno. Pare che questo dipenda da un ordine interno  e dalla qualità e dalla provenienza del “dominio vuoto”. Ci sono alcuni maestri spirituali (il giovane Ananda, inglese, per esempio) con i quali nulla si vede all’inizio, ma quando uno tenta di fare una foto mentre stanno seduti o  parlano o meditano nell’ipercomunicazione, ottiene solo una foto di una nuvola bianca su una sedia.
 In alcuni progetti di guarigione sulla Terra tali effetti di luce appaiono anche nelle fotografie. Detto in poche parole, questi fenomeni hanno a che fare con le forze di  gravità e anti-gravità, anch’esse esattamente descritte nel libro e con sempre più “fori” stabili e ipercomunicazione e così con  energie provenienti dall’esterno della nostra struttura spazio-temporale.
Le prime generazioni che entrarono in contatto con simili esperienze di ipercomunicazione e di visibili “domini vuoti”, erano convinti che un angelo fosse apparso davanti a loro. E non possiamo essere troppo sicuri a quale forma di coscienza possiamo accedere quando usiamo l’ipercomunicazione. Il fatto di non avere prove scientifiche della loro reale esistenza (le persone che hanno avuto tali esperienze NON soffrivano tutte di allucinazioni) non significa che non ci sia fondo metafisico in tutto ciò. Abbiamo semplicemente fatto un altro passo da gigante verso la comprensione della nostra realtà.
La scienza ufficiale conosce solo l’1% o meno delle anomalie della gravità sulla Terra (che contribuiscono alla formazione dei “domini vuoti”).  Ma di recente si sono trovati il 3-4% di anomalie gravitazionali . Uno di questi luoghi è Rocca di Papa, a sud di Roma (l’esatta collocazione viene data nel libro “Vernetzte Intelligenz,” insieme ad altre). Oggetti rotondi di ogni tipo, da sfere a interi autobus, che rotolano verso l’alto. Però il tratto a Rocca di Papa é abbastanza breve e nel definirli gli scettici logici, ricorrono alla teoria della illusione ottica (cosa che non può essere a causa della struttura del luogo).
fonte: (quantumpranx)